TOM PRYCE: La tragica fine del “re della pioggia”.

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“Questa sarà la stagione decisiva.

Ne sono perfettamente consapevole.

Quella dove devo fare “il salto” definitivo.

Tutte le voci che si susseguono sul mio conto mi fanno ovviamente un grande piacere.

Già due anni fa si parlò insistentemente di un mio passaggio alla Lotus al posto nientemeno che di Ronnie Peterson !

Ora se n’è ritornato a parlare … di loro e di qualche altra scuderia di grande livello interessate al sottoscritto.

Quello che però serve, specialmente in questo mestiere, è rimanere totalmente concentrati e con i piedi saldamente ancorati al terreno.

Intanto perché nella Formula 1 tutto cambia con una rapidità impressionante e poi perché alla fine  sono ancora alla Shadow e vincere dei Gran Premi, come ogni pilota di Formula 1 sogna di fare, con questa macchina è praticamente impossibile.

Però devo continuare a tirar fuori il meglio dal mio mezzo, devo continuare a migliorare la mia guida e devo continuare ad accumulare esperienza fra tutti i marpioni che ci sono in questo folle circo.

E poi posso sempre contare su un fedele alleato: il buon GIOVE PLUVIO che quando decide di scatenarsi per me cambia davvero tutto !

Davvero … quando l’asfalto è bagnato, anzi è zuppo di pioggia, io non temo davvero nessuno.

Perfino con la Shadow sono in grado di dare del filo da torcere a tutti.

Come in Austria un anno e mezzo fa quando sotto un diluvio riuscii ad andare per la prima volta sul podio, pur partendo in 10ma fila.

Molti mi chiedono da cosa dipende questa abilità.

Io rispondo che essere nato in Galles sicuramente aiuta visto che da noi un giorno senza pioggia è raro come un pub senza Guinness !

Quest’anno nei primi due Gran Premi in Sudamerica le cose non sono andate benissimo ma qua in Sudafrica le cose sembra che inizino a “girare”.

La mia nuova DN8 lascia intravedere progressi e pare iniziare a dare qualche soddisfazione.

Nelle prove di mercoledì qui in Sudafrica sono arrivato davanti a tutti !

Miglior tempo assoluto.

Dietro di me, in seconda posizione, Niki Lauda con la sua Ferrari che però si è beccato un secondo tondo tondo !

E indovinate un po’ … veniva giù che Dio ( o il mio amico Giove Pluvio !) la mandava.

Poi però le cose sono tornate nella normalità già dal giorno dopo.

Sole e caldo e il mio 15mo posto nella griglia di partenza di domani alla fine rispecchia i nostri valori al momento.

Insomma, comunque sia la sensazione è che finalmente abbiamo girato l’angolo e questo mondiale, con questa nuova macchina, dovrebbe dare anche al nostro piccolo team qualche bella soddisfazione.

… e se poi il mio amico Giove Pluvio di tanto in tanto volesse darci una mano …

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 Il Gran Premio del Sudafrica di quel sabato 5 marzo 1977 sarà l’ultimo della vita di Tom Pryce.

Come detto Tom parte in 7ma fila ma la sua partenza è disastrosa.

All’abbassarsi della bandiera a scacchi la Shadow di Tom pare avere grossi problemi.

Nel giro di poche centinaia di metri  Pryce si vede sopravanzato da tutti gli altri concorrenti, compreso addirittura il compagno di squadra Zorzi, non esattamente un fulmine di guerra e partito dall’ultimo posto, il 22mo, della griglia di partenza.

Al  termine del primo giro però all’ultimo posto ora c’è proprio lui, Tom Pryce.

Per qualche momento si teme addirittura che debba abbandonare la corsa o quantomeno fermarsi ai box per capire l’entità del problema.

Improvvisamente però il suo mezzo recupera l’efficienza.

La Shadow inizia a rispondere alle sollecitazioni.

A Tom non sembra vero.

“Adesso vi faccio vedere io !” avrà sicuramente pensato il pilota gallese, persona talmente umile e semplice da arrivare a pensare agli inizi di carriera di non riuscire a prendere il patentino da pilota in quanto si riteneva “non abbastanza intelligente” per tutti quei test …

Inizia invece una spettacolare e clamorosa rimonta.

Dopo 18 giri Tom è risalito addirittura in 13ma posizione e ormai ha nel mirino anche Stuck e Laffite.

Nel rettilineo davanti alle tribune, concepito con un dosso nella prima metà del rettilineo stesso, si trova la Shadow di Zorzi, suo compagno di squadra, in panne sulla sinistra e sul manto erboso.

Zorzi non riesce ad uscire immediatamente dall’auto faticando a disconnettere il tubo di ossigeno dal proprio casco.

L’auto ha un principio di incendio.

La cosa allerta due commissari di corsa posizionati dalla parte opposta a quella in cui si trova la macchina del pilota italiano.

A pochi metri uno dall’altro si lanciano di corsa attraverso la pista.

In quel momento sta arrivano la Brabham di Hans Stuck.

Stuck, che ha appena superato il dosso che copriva la visibilità della seconda parte del rettilineo, si trova improvvisamente di fronte il primo assistente.

Scarta tutto sulla destra, evitando l’impatto con il commissario di corsa per “millimetri” come dirà in seguito lo stesso pilota tedesco.

Immediatamente dietro Stuck c’è però Tom Pryce.

Quando Stuck sterza repentinamente verso destra Pryce, che era nella sua scia, non può materialmente vedere cosa c’è davanti a lui.

E davanti a lui c’è il secondo commissario di corsa che, qualche metro più indietro rispetto al primo, sta andando anche lui in soccorso a Zorzi.

Tom Pryce lo centra in pieno.

L’impatto è tremendo.

Il corpo dell’assistente viene scagliato in aria e ricadrà, dilaniato e mutilato, qualche metro davanti a Zorzi e al primo assistente.

Ma la tragedia non finisce qui.

Anche se sul momento nessuno pare accorgersi di quello che è realmente accaduto.

L’estintore di quasi 20 kg che aveva tra le mani il secondo commissario di corsa colpisce in pieno il casco di Tom Pryce che in quel momento stava sopraggiungendo a 270 km/ora.

Tom Pryce muore sul colpo.

La sua Shadow continua però la sua corsa.

Prima in centro strada e poi portandosi sulla destra.

Distruggendo tutte le protezioni metalliche, i cartelloni e le insegne che trova sulla sua strada.

Perfino un entrata di emergenza per le auto di soccorso … prima di finire la sua corsa contro la Ligier di Jacques Laffite.

Dalla forza devastante dell’impatto contro il casco del povero Tom l’estintore sorvolerà la tribuna principale per finire la sua corsa nel parcheggio retrostante … distruggendo un’automobile che era lì parcheggiata.

Il corpo senza vita di Pryce viene recuperato in fondo al rettilineo.

Il cranio è sfondato e le braccia sono inermi lungo il corpo.

Per poter identificare chi è l’assistente di corsa investito dal pilota gallese non esiste riconoscimento possibile vista la devastazione del corpo.

L’unica maniera è riunire a fine gara tutti i commissari di corsa … e andare per esclusione.

Tutto questo per scoprire che il corpo dilaniato nell’impatto con la Shadow di Pryce è quello del più giovane assistente di gare, il diciannovenne Jansen Van Vuuren che, come il suo collega scampato miracolosamente alla morte, aveva attraversato il percorso di gare senza l’autorizzazione dei giudici.

In questo modo assurdo, quasi incredibile nella sua dinamica, finisce la carriera e la vita di Tom Pryce, pilota dal grandissimo potenziale, definito da tutti i suoi colleghi, “il re della pioggia”.

A seguire le immagini, invero decisamente crude, dell’incidente costato la vita a Tom Pryce

 

Fin dagli inizi della sua breve vita Tom Pryce dimostra di saperci fare.

Ha solo 10 anni quando guida con la massima disinvoltura il piccolo furgone del fornaio di Ruthin, il piccolo centro minerario del Galles dove Tom è nato e cresciuto.

Quando non ha ancora 20 anni finisce sotto l’ala protettrice di Trevor Taylor, ex pilota di Formula 1 e addirittura per qualche stagione compagno di squadra del grande Jim Clark, idolo assoluto di Tom.

Il primo grande trionfo per Pryce arriva nel campionato motoristico organizzato dal giornale Daily Express e ribattezzato “Crusader Championship”.

Le gare si corrono alternativamente sui due circuiti inglesi per antonomasia, Brands Hatch e Silverstone.

Per finanziarsi e poter partecipare alle gare Tom è costretto a vendere la sua auto personale, una piccola Mini Morris e occorre anche tutto il supporto economico della famiglia per sostenere le spese e potersi iscrivere alle gare.

Il premio per il vincitore sarà una “LOLA T200” Formula Ford del valore diverse migliaia di sterline.

Il trofeo è combattutissimo e verrà deciso solo all’ultima gara.

Si corre a Silverstone, il giorno prima del Gran Premio di Formula 1.

Tom sembra avere qualche difficoltà.

Parte solo dalla 3a fila e per trionfare nel campionato ha assoluta necessità di vincere l’ultima gara.

La gara è arrivata quasi a metà e Tom, pur avendo recuperato diverse posizioni, appare ormai troppo lontano dal pilota in testa alla corsa, Chris Smith.

Ma a quel punto il fedele “Giove Pluvio” si ricorda del suo figliolo prediletto e scarica sulla corsa un autentico nubifragio, in puro stile “british”.

Tom non solo raggiunge e supera Smith, ma riuscirà a vincere la corsa con oltre 10 secondi di margine sul secondo classificato.

I suoi progressi continuano e sono rapidissimi e prodigiosi.

Nemmeno due anni dopo arriva l’esordio in Formula 3.

Si corre a Brands Hatch.

Tra gli avversari quel giorno ci sono piloti che scriveranno pagine importanti nella storia della Formula 1 quali Roger Williamson, Jochen Mass e un “certo” James Hunt.

Tom li lascerà tutti dietro vincendo con un margine tale da lasciare tutti assolutamente sbigottiti.

E quel giorno c’era il sole …

Ormai il suo nome circola ai più alti livelli e a 25 anni arriva finalmente il primo contratto in Formula 1.

E’ la piccola TOKEN a dargli questa opportunità.

Con loro esordirà nel Gran Premio del Belgio, riuscendo a qualificarsi partendo dalla 10ma fila.

Poche settimane dopo arriva la svolta per la carriera del pilota gallese: al Gran Premio di Montecarlo non gli viene concessa dagli organizzatori la possibilità di correre.

“Troppo pericoloso il circuito per un pilota ancora così inesperto”.

Tony Vlassopoulos, suo patron alla Token, stizzito per il trattamento perpetrato ai danni del suo pupillo, deciderà di farlo partecipare al Gran Premio di Formula 3, che si correrà come “antipasto” alla gara di Formula 1.

La prestazione di Pryce desterà stupore e sensazione: vincerà la corsa con 21 secondi di vantaggio sul secondo classificato, pur essendo partito dalla 4a fila … il che, in un percorso tortuoso e stretto come quello di Montecarlo, significa tanto …

La sua abilità, il suo coraggio, la sua tecnica soprattutto in curva e sul bagnato hanno definitivamente allertato molte scuderie, almeno tutte quelle di seconda fascia.

Sarà la SHADOW a spuntarla e ad ingaggiarlo.

Al suo primo Gran Premio si qualificherà addirittura con l’11mo tempo anche se la gara durerà fino alla prima curva del circuito dove si scontrerà con James Hunt e dovrà abbandonare la corsa.

Al suo secondo Gran Premio partirà addirittura dalla 3a posizione arrivando a girare in prova a soli tre decimi dal fuoriclasse austriaco emergente Niki Lauda, autore del miglior tempo.

Nell’inverno successivo, viste le eccellenti prestazioni di Pryce, sono sempre più frequenti le voci che lo vogliono alla Lotus di Colin Chapman, grandissimo estimatore di Tom fin dagli esordi.

L’idea è quello di uno scambio di piloti: l’affermato Ronnie Peterson dalla Lotus alla Shadow con Pryce a fare il percorso inverso.

Pare ci si vada davvero molto vicini ma poi non se ne farà nulla.

In quella stessa stagione, quella del Mondiale del 1975, arriverà per Pryce il primo podio.

Accadrà al Gran Premio d’Austria, sotto un diluvio ovviamente !

Andrà a punti in altre 4 occasioni dimostrando a tutti che con la classe si può arrivare a piazzamenti più che dignitosi anche senza una macchina di primissimo livello sotto il sedere.

La stagione successiva inizia alla grande: un altro podio nel Gran Premio del Brasile, il primo della stagione.

Poi arriva qualche battuta d’arresto ma la nuova DN8 ridà vigore alle ambizioni di Pryce e del compagno di squadra Jarier.

In Olanda a Zandvoort Pryce parte addirittura dalla 2a fila con il terzo miglior tempo.

Alla fine arriverà 4° resistendo con caparbietà e bravura all’attacco di macchine molto più performanti della sua Shadow.

Si arriva così alla stagione 1977 che come detto inizierà sotto i migliori auspici anche se per appianare le difficoltà economiche del piccolo team britannico si dovrà lasciar andare Jean-Pierre Jarier e ingaggiare al suo posto l’italiano Renzo Zorzi, pilota capace di portare sponsors ma definito da Jackie Oliver, uno dei manager del team, “il peggior pilota che abbiamo mai avuto alla Shadow”

Tutto però finirà in quel maledetto sabato pomeriggio di Kyalami in quello che verrà ricordato negli anni come l’incidente più assurdo, sfortunato e terribile della storia del Campionato Mondiale di Formula 1.

Nel suo paese natio di Ruthin c’è una bellissima lapide in bronzo a ricordare il povero Tom mentre il suo corpo riposa nella chiesa di San Bartolomeo nei pressi di Sevenoaks in Kent … nella stessa chiesa dove solo due anni prima Tom aveva preso in sposa la sua adorata Nella.

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Infine il ricordo di chi ha condiviso con lui sudore, fatica, gioie e delusioni … i meccanici della Shadow.

“Tom non andava quasi mai a mangiare nei ristoranti di lusso con gli altri piloti, i manager e gli sponsors. Lui preferiva rimanere con noi perché diceva “quello che riesco a fare sulla mia macchina lo devo a voi e a nessun altro … e poi con loro non saprei di cosa parlare … almeno con voi posso parlare di motori !”

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Come di consueto la prima parte in prima persona è sempre frutto della “fantasia” di chi ha scritto questo piccolo tributo a questo talentuoso e sfortunato pilota.

Ma ricerche, testimonianze, racconti e aneddoti ne comprovano la credibilità del racconto.

 

 

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

2 pensieri riguardo “TOM PRYCE: La tragica fine del “re della pioggia”.”

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