ARMANDO PICCHI: tutto troppo in fretta.

di CRISTIAN LAFAUCI

picchi

20 giugno 1935

Eravamo 4 fratelli.

Leo , il più grande , è sempre stato il mio eroe ;quando ero bambino mi metteva sulla canna della bicicletta e andavamo ovunque .

Probabilmente a casa avrebbero voluto che riuscisse a trasmettermi la passione negli studi , visto che lui si è laureato , invece mi ha attaccato l’amore per il calcio .

Oh , lui ci ha provato , mi ha aiutato quando facevo il liceo scientifico prima , e in seguito , quando ho provato a prendere la maturità come ragioniere ; niente , non c’è stato verso , tutto inutile…

Sono nato a Livorno , in piazza Mazzini , di li al mare è un attimo , e per me quello è sempre stato un punto di riferimento .

Poi nel 40 scoppia la guerra e con la mia famiglia finiamo sfollati a Vada , un pò più a sud .

Ci siamo rimasti anche qualche anno dopo la fine del conflitto : erano anni difficili e non sapevi mai cosa sarebbe potuto succedere .

Leo , stavo dicendo : lui non era solo uno studente che era riuscito a laurearsi, ma anche un giocatore del Livorno in serie A , aveva giocato 3 stagioni pure nel Torino dopo la tragedia di Superga ; amavo il calcio e volevo diventare un giocatore come lui .

Ho iniziato come tutti , in piccole squadrette , poi a 16 anni sono passato proprio al Vada , nei dilettanti ; l’anno dopo ero nel Casciana Terme , che era allenato da Ugo , il marito di mia sorella , poi nel San Frediano .

Nel 54 mi chiama il Livorno in serie C ; la prima stagione ho giocato una volta sola , poi , poco alla volta , ho iniziato a ritagliarmi più spazio .

Intanto Magnozzi , il mister , mi aveva cambiato diversi ruoli : prima mezz’ala , poi mediano , quindi , nel 56 , terzino ; a me piaceva giocare la palla , far ripartire l’azione , ma , allo stadio , la gente aveva da ridire…

Così Leo mi da due dritte , mi spiega che è meglio se in partita sparo anche qualche pallone in tribuna per spazzare l’area , così lo faccio , la gente applaude e siamo tutti contenti .

Ma non c’era solo il calcio : c’erano gli amici come il Lessi e il Balleri , che chiamavamo il ” Lupo “da come si abbuffava a tavola…

E c’erano le estati al mare , dove si faceva il bagno , si conosceva le ragazze , si mangiava , ci si dormiva pure .

Intendiamoci : si giocava a pallone pure li , ma nei ” gabbioni ” , che erano campetti piccoli in cemento con la rete metallica intorno , di solito ci giocavamo scalzi , perché con le scarpe rischiavi di prendere delle storte…

Eravamo sempre ai bagni Fiume ; li aveva costruiti mio nonno e per me erano una seconda casa , ma andavamo anche in altri stabilimenti , specie se c’ era qualche sfida nei gabbioni , li dentro non si facevano mica tanti complimenti , era calcio vero , pure troppo…

Avevamo una bella difesa in quel Livorno : solida.

Finché , nel 59 , il sogno : il presidente della Spal , Mazza , porta me e il Balleri in serie A .

Facciamo un gran campionato e arriviamo al 5 ‘ posto , ma quello che succede dopo è da togliere il fiato : mi vuole l’Inter !

Come allenatore è arrivato Herrera dal Barcellona , ha un modo tutto nuovo di concepire il ruolo : dalla preparazione atletica , all’ alimentazione , il profilo medico…

È un grande motivatore e attira da subito grande curiosità per il suo modo di fare , dentro e fuori dal campo .

Per 2 stagioni di fila si ripete la solita storia : partiamo forte , sembra fatta , poi in primavera il calo e lo scudetto lo vincono gli altri .

A me personalmente non stava andando poi male : ero in una squadra di vertice , stavo facendo bene , avevo pure fatto un goal nel derby dell’autunno del 60 ; logico però che vedere vincere gli altri , ti girano…

Mi mancava Livorno, il mare , però in fin dei conti anche a Milano mi stavo ambientando : erano gli anni del boom , del benessere , l’atmosfera era serena e spensierata ; dopo la guerra , ci si era rimboccati le maniche e ripartiti , ora cominciavano a vedersi i frutti .

Pure la mia terza stagione all’Inter sembrava sulla stessa riga delle altre : tutto bene , tutto a posto , poi a marzo il calo ; sconfitta a Bergamo e pareggio nel derby .

Allora Moratti perde la pazienza : convoca tutti in un albergo , ci fa una lavata di capo come non ne avevo mai prese e , di fatto , impone la formazione a Herrera .

Fatto è che ci riprendiamo e si arriva allo scontro diretto di Torino con la Juve: se si vince è la volta buona .

Mazzola la mette all’incrocio e ci portiamo avanti , poi ci tocca difenderci , a fine primo tempo mi scontro pure col nostro portiere e mi tocca stringere i denti e giocare azzoppato .

Quelli ci provano a pareggiare , ma non li facciamo passare , al fischio finale eravamo distrutti , ma avevamo vinto , e quella vittoria voleva dire scudetto ; ero felice .

Il punto era proprio quello : giocare a pallone è sempre stata una delle cose che più mi rendevano felice , figurarsi essere addirittura in una grande squadra e vincere dei campionati…. 

Così , anche quando Herrera mi ha spostato a fare il libero , mi sono adattato : non è che mi facesse impazzire , credevo di restare come fuori dal gioco , ma ho cercato di farlo al meglio ; però poi ho capito che da lì riuscivo a leggere la partita , i movimenti dei nostri e degli avversari , se qualcosa non andava , e metterci subito una pezza .

Ero felice : come quando siamo andati a giocare la prima partita di coppa campioni in Inghilterra contro l’ Everton ; avevamo tutto uno stadio contro perché alla vigilia , Herrera aveva detto che erano degli ” scarponi ” .

Abbiamo fatto una partita perfetta e , alla fine , quella stessa gente ci stava applaudendo .

Come quella sera del maggio 64 a Vienna : ci giocavamo la coppa campioni e avevamo davanti il Real Madrid ; avevano un bel dire che ormai fossero avanti con gli anni : tutte storie ! era una delle più grandi squadre di tutti i tempi !

Herrera aveva preparato quella partita come meglio non avrebbe potuto e noi negli spogliatoi avevamo una concentrazione e una determinazione mai vista ; potevano metterci davanti la più grande squadra di sempre e noi l’avremmo battuta .

Quando siamo scesi in campo e mi sono trovato di fianco il capitano del Real , Gento , ho capito che in quel momento stava accadendo qualcosa di speciale , cui la maggioranza delle persone assiste da spettatore , solo a pochi è concesso il privilegio di vivere da protagonista e determinare gli eventi .

Io ero lì , davanti a tutti , con quella fascia da capitano , che quando me la diedero la prima volta credevo fosse uno scherzo…

Ero lì , e avrei sputato sangue per quella maglia .

E quel sogno , che era la realtà , ebbe inizio….

Ricordo ogni istante , ogni particolare : dal verde dell’erba del campo , alle tribune piene di gente che urlava ; da Di Stefano e Puskas che ci facevano sudare freddo ogni pallone che toccavano , a noi che non gli davamo tregua ; giocavamo in anticipo , sempre , marcature a uomo , squadra corta , a lottare insieme se c’era da difendersi , ma pronti a ripartire e a colpirli .

Glielo dicevo a Facchetti di salire a dare una mano la davanti , che tanto dietro ci pensavo io , infatti  alla fine del primo tempo , si è sganciato e ha dato a Mazzola la palla che ha spedito in rete . 

Ricordo il 2-0 di Milani nel secondo tempo , li per un momento credevamo fosse fatta , poi il loro goal ci ha riportato coi piedi per terra , e soprattutto ricordo Mazzola che pressa Santamaria , gli prende palla e va a segnare il terzo goal .

Dopo è stata soltanto gioia : la mia , la nostra per aver fatto una partita stupenda e aver battuto quel Real Madrid , del nostro presidente , che dopo tutti gli sforzi finalmente veniva ripagato , per la gente che era allo stadio e per chi era davanti alla televisione .

Quella coppa che era il più grande traguardo per chi gioca a calcio , era tra le mie mani , l’ho sollevata al cielo…. è indescrivibile , è gioia , appunto .

La stessa provata per la vittoria in intercontinentale : dopo le biglie e le bottigliate in Argentina , la vittoria di Milano e quella nello spareggio di Madrid , col goal di Corso , sotto la pioggia , ai supplementari .

Sono stati anni di trionfi : lo scudetto nel 65 , nello stesso anno un’altra coppa campioni , vinta proprio a Milano contro il Benfica di Eusebio , e un ‘ altra intercontinentale ; lo scudetto del 66….

Abbiamo fatto qualcosa di unico ; a pensarci , sembra incredibile .

Herrera ? ha fatto tanto , e una parte del merito è suo , non dico di no ; sia lui che io volevamo vincere , su questo eravamo uguali….

Sapeva preparare le partite come pochi ; ha messo le basi per una squadra che ha fatto storia .

Però se in una partita ci stava da cambiare in corsa , lui non ci arrivava , s’ intestardiva e si rischiava di perdere ; io invece me ne accorgevo e cercavo subito di correre ai ripari ; forse è questo che non gli andava giù di me : mi vedeva come un rivale , invece non capiva che si remava tutti dalla stessa parte .

Su una cosa però eravamo totalmente diversi : per lui il calcio era un mezzo per arricchirsi ; lo so , ha avuto una vita dura , ha conosciuto la miseria più nera ; per me invece era diverso : giocare a calcio è sempre stato solo un piacere .

Che fosse nell’Inter , alla spiaggia nei gabbioni dove ci ho portato pure Guarneri , Burnich , Jair e Suarez ; nei tornei estivi amatoriali che continuavo a fare anche da professionista , o in nazionale .

Già , la nazionale : ho esordito nel 64 e non andavo certo male ; poi la polemica sul libero , che un uomo in più in difesa limita il potenziale offensivo…

Così ne ho fatto le spese io e Fabbri non mi ha più convocato…

Poi i mondiali del 66 , e sappiamo tutti com’è finita ; però una cosa è certa : io contro la Corea non avrei mai perso .

Il nuovo CT è Valcareggi e con lui il rapporto è ottimo : torno a essere convocato e tutto procede bene fino al giugno del 67 .

Eravamo in aereo per andare in Romania a giocare una partita di qualificazione agli europei : il ct mi chiede il motivo per cui , in una settimana , l’Inter ha perso una finale di coppa campioni e un campionato ; io gli spiego la mia opinione su questo crollo , solo che dietro di noi c’era un giornalista che ascoltava .

Questo mi giura che non farà parola di niente , ma il giorno dopo , il suo giornale titola : ” Picchi attacca Herrera ” .

Morale della favola , Herrera costringe Moratti a cedermi al Varese ; giuro che per me lasciare l’Inter è stato un dolore , come quando ti muore un familiare .

Non ne faccio una colpa al presidente : lui è sempre stato un ‘ ottima persona , un signore come ce ne sono pochi ; del resto , Herrera lo aveva messo alle strette ; ma in fin dei conti , se l’Inter deve qualcosa al mago , quanto deve il mago a noi giocatori ? Molto , forse moltissimo…

Riparto da Varese , facciamo anche un buon campionato , poi nell’aprile 68 crolla tutto : eravamo in Bulgaria per una partita dell’Italia e a metà del primo tempo , in uno scontro di gioco , mi rompo il bacino ; io ho provato a stare in campo lo stesso , ma era una sofferenza e non riuscivo a muovermi .

L’ospedale , la lunga degenza e il timore che col calcio giocato fosse davvero finita ; quell’estate poi  la nazionale vinse gli europei , e io che feci di tutto per arrivarci , ero uno spettatore come tanti….

Però trovai Francesca : l’ho conosciuta per caso e ci sono rimasto di sasso ; faceva la modella ed era un incanto .

Ci siamo sposati nell’ ottobre del 68 , ero ancora al Varese , tornare a giocare fu veramente dura .

Poi mi chiedono di fare l’allenatore , visto che nel frattempo mi ero iscritto al corso di 2 ‘ categoria a Coverciano ; la squadra è in zona retrocessione , io faccio del mio meglio , ma alla fine non riusciamo a salvarci per un solo punto .

Poi la delusione di vedere che , la stagione successiva , non ci fosse una sola squadra che mi volesse come giocatore ; in compenso la gioia fu quella dell’arrivo di Leo , mio figlio .

Verso Natale mi chiedono di allenare il Livorno , ultimo in B .

Io accetto , poi ci si mette pure quella storia per cui , non avendo il patentino adatto , non posso sedere in panchina ; pazienza , non voglio stare in paradiso a dispetto dei santi .

Vado in tribuna o sulla scaletta che porta agli spogliatoi , e in panchina va il mio secondo ; alla fine il Livorno si salva : 9° posto finale , alla faccia di chi non mi voleva !

La grande e inaspettata proposta : Allodi mi vuole come allenatore alla Juve … chi se lo aspettava ?

Non mi tiro indietro , la squadra è valida e ci sono elementi come Causio , Bettega e Capello .

A settembre inizio ad avere un dolore alla cervicale , sarà un reumatismo , però non passa e peggiora…

In più mia moglie è stata male dopo la nascita di Gianmarco e hanno dovuto operarla un paio di volte .

Faccio la spola tra Torino e Milano e ogni ogni giorno che passa mi sento sempre peggio ; in compenso la squadra è in progresso . 

Non dimenticherò mai quando , dopo Natale , siamo andati a giocare a Milano contro l’Inter : sentire gli applausi dello stadio all’ingresso e all’uscita dal campo , mi hanno riempito il cuore ; la prova che quello che io ho sempre dato per quella maglia , non era stato dimenticato , ma se lo portavano dentro .

Però il dolore è sempre più forte , non da tregua , finché , a febbraio , Boniperti e Allodi mi convincono a ricoverarmi ; la diagnosi è tremenda : carcinoma maligno , insomma , un tumore .

Viene tentata ogni cura , ma non c’è niente da fare ; allora lascio la clinica e mi trasferisco sulle alture di San Remo ; ho vicino la mia famiglia , i miei amici .

Pure le gambe mi hanno abbandonato : non riesco neanche più a camminare ; questa proprio non mi va giù , non me la meritavo .

Almeno dalle finestre si vede il mare , non è Livorno ma il mare è lo stesso , non mi stancherei mai di guardarlo ed è sempre uno spettacolo meraviglioso .

La Juve è in finale di coppa delle fiere : bene ! lo dicevo io che con un organico così si poteva andare lontano….

Ma non con me ! io ormai sono arrivato al capolinea…

Proprio per questo gliel’ho detto a Francesca , che dopo si rifaccia una vita , che è ancora giovane ; insieme è stato splendido , anche se breve…

Sono stanco , sfinito…ma , ripensandoci , non cambierei una virgola dei giorni che ho vissuto…

Forse è giusto che vada a finire così….la vita mi ha dato tanto…ma tutto maledettamente in fretta .

26 maggio 1971

 

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

2 pensieri riguardo “ARMANDO PICCHI: tutto troppo in fretta.”

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