ANGELO JACOPUCCI: Morte di un angelo.

jacopucci 1

“Sono pronto a stupirvi !

Ormai non ci dormivo la notte  per via di tutte quelle critiche sul mio modo di “tirare di boxe”.

“Ha sempre avuto paura di rovinare quel suo bel faccino” mi dicevano o anche “se non voleva prendere pugni allora perché ha scelto la boxe ?” o ancora “che noia i suoi combattimenti ! Sembrano partite a scacchi più che incontri di boxe !”

Queste sono solo alcune delle tante critiche che ho sentito sul mio conto in tutti questi anni.

Tutto questo nonostante i miei titoli italiani e perfino la corona europea dopo aver sconfitto Bunny Sterling !

Tutto questo perché io punto più sulla tecnica che sulla forza bruta.

Ma perché devo prendere pugni se posso evitarlo ?

Certo che il mondo della boxe è strano.

Cassius Clay, il mio grande idolo, “punge come un’ape e danza come una farfalla” e il mio stile (con tutto il rispetto) non è poi così diverso dal suo.

Eppure per me solo tante critiche, da addetti ai lavori e tifosi.

I famosi “puristi” della NOBLE ART non mi amano.

E questo mi ferisce … tanto.

Chiunque vorrebbe essere amato. Io non faccio differenza.

Così ho preso la mia decisione, radicale, estrema e definitiva; cambio di allenatore e di approccio.

Sono entrato nel gruppo di Rocco Agostino, un autentico guru nel mondo del pugilato e gli ho spiegato quello che volevo.

Da quel momento tutto è cambiato.

Tanto lavoro sulle gambe cercando di irrobustire la muscolatura e di darmi più solidità. Sono meno agile ora ma spostarmi nel corpo a corpo non è più così facile.

Tanto lavoro sul tronco … ho preso più pugni ai fianchi e sul torace in questi ultimi mesi che in tutta la mia carriera !

Ma ora ho imparato ad attaccare, ad usare meglio le mie lunghe braccia.

Sono carico e fiducioso come non mai.

Alan Minter, l’inglese a cui contenderò la corona europea vacante dei pesi medi, è un toro.

Picchia duro e ha un sinistro tremendo.

Ma non lo temo.

Anzi, so come soprenderlo …

Vedrete … vi stupirò !

Il vecchio Jacopucci non c’è più … e con il “nuovo” ci divertiremo un mondo e chissà … magari imparerete ad amarmi …

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Quello con l’inglese Alan Minter sarà l’ultimo combattimento della breve vita di Angelo Jacopucci, detto “l’angelo biondo”, anche se lui preferiva di gran lunga l’altro soprannome “il Clay dei poveri”.

C’è il campionato europeo dei pesi medi in palio.

Si combatte a Bellaria, in Romagna in una caldissima serata di luglio.

Di fronte Alan Minter, l’inglese che in 5 riprese si era sbarazzato del nostro Valsecchi, storico rivale di Jacopucci per il titolo di campione italiano.

Angelo Jacopucci tiene totalmente fede ai proclami della vigilia.

Il suo pugilato è davvero cambiato.

Coraggioso, aggressivo, arrembante e vigoroso.

Pur mantenendo inalterata la sua grande tecnica e buona parte della sua agilità sulle gambe e negli spostamenti sul tronco.

Minter rimane spiazzato.

Il pugile inglese non è mobile. Avanza come una ruspa cercando il contatto e lo scontro ravvicinato.

Rende ben 12 centimetri in altezza al pugile di Tarquinia e non ha altra scelta. Avanzare per cercare lo scontro.

Angelo lo scontro non lo sfugge, anzi.

Ma picchia, picchia duro e poi “rientra” per sfuggire alla forza di Minter.

Il volto di Minter dopo poche riprese è gonfio e tumefatto.

Jacopucci non ha un segno.

E continua ad attaccare e a scappare, attaccare e scappare.

Il pubblico presente al palazzetto di Bellaria è sulle prime quasi incredulo … ma poi si scalda fino ad entusiasmarsi per la condotta spavalda del “Clay del Poveri”.

L’incitamento per il pugile italiano diventa sempre più caldo e pare che la resa per Minter sia ormai questione di minuti.

Angelo sta facendo qualcosa di tanto grande quanto inaspettato … i pronostici della vigilia non erano per lui.

Jacopucci ha tanti pregi come pugile. Tecnica, eleganza, intelligenza tattica e agilità … ma ha una grande lacuna nel repertorio; non ha il “pugno che stende”.

Così Minter riesce a superare il momento difficile mentre l’entusiasmo e la foga iniziale di Jacopucci iniziano a chiedere dazio. Ha speso tanto nelle prime dieci riprese. La smania, la voglia di stupire, il sostegno del pubblico gli hanno probabilmente fatto spendere qualche energia in più del dovuto.

Alla undicesima ripresa si intuisce che il match sta cambiando.

Il pubblico ormai è tutto per il biondo e aitante laziale e lo incita gridando il suo nome a gran voce.

Ma Minter sta prendendo possesso del centro del ring e va a “cercare” Jacopucci.

La “farfalla” si è appesantita, le gambe sono dure e Minter mena di brutto.

Dodicesima ripresa.

Quart’ultima del match.

Si tratta di resistere, di scappare un po’, tirare qualche colpo e soprattutto di evitare le “martellate” del britannico.

Il match però si è completamente ribaltato.

Un sinistro di Minter arriva a bersaglio.

Jacopucci barcolla.

Si capisce subito che arrivare alla 15ma ed ultima ripresa sarà un’impresa titanica.

Arriva un altro sinistro che colpisce in pieno volto Angelo.

Jacopucci finisce contro le corde, ci rimbalza e quando “rientra” arriva un diretto pazzesco di Minter dal quale non solo non riesce a difendersi ma a cui va incontro senza difesa alcuna.

Angelo ha esaurito le forze ed è sempre più in balia del britannico.

Il collo non oppone più resistenza, la guardia è abbassata.

Qualcuno dice che QUI, ADESSO in QUESTO PRECISO MOMENTO qualcuno avrebbe dovuto fermare il combattimento.

L’arbitro non lo fa … e dall’angolo di Jacopucci nessuno reagisce, nessuno getta la fatidica spugna.

Arriva una gragnuola di colpi terrificanti a cui Angelo non oppone alcuna resistenza.

Cade a terra, in ginocchio, con la schiena appoggiata alle corde e la testa rivolta all’indietro.

Non fa neppure il tentativo di rialzarsi.

Termina il conteggio e termina il match.

Minter è campione d’Europa.

Ma stasera ha vinto anche Jacopucci.

Il pubblico lo acclama, lui nel frattempo si è rialzato e risponde al saluto.

Poi si avvicina a bordo ring e guarda giù, nel parterre.

Abbozza un sorriso a quello che ora, finalmente, è diventato il “suo” pubblico, perché nel mondo del pugilato anche i perdenti sono amati … purché abbiano cuore.

Angelo poi allarga le braccia come a dire “ho fatto tutto quello che potevo”.

Il pubblico lo sa e glielo riconosce e le grida di incitamento e gli applausi aumentano di intensità.

Alan e Angelo lasciano il ring fra gli applausi.

Angelo è felice quando parla ai microfoni RAI.

Ora sente che ha l’amore della gente, quello che ha sempre cercato e che, dopo tante vittorie, è arrivato invece con una sconfitta.

I due pugili, come spesso succede in questo sport violento ma dove etica e rispetto difficilmente vengono a mancare, vanno insieme al ristorante ognuno con il rispettivo staff.

L’atmosfera è gioviale e spensierata.

In fondo, quante volte capita che si vinca in due ?

Ha vinto Alan Minter che se ne torna nella sua Inghilterra con la corona europea e con il sogno di andare a combattere a breve per il titolo mondiale.

Ha vinto Angelo Jacopucci, zittendo una volta per tutte i suoi critici, mostrando quel coraggio che forse neppure lui sapeva di avere.

Sembra tutto perfetto.

Ma non lo è.

La combriccola esce dal locale.

Sono le prime ore del mattino.

Ad un certo punto Jacopucci si ferma, appoggia le mani sulle ginocchia come per riprendere fiato.

Poi inizia a vomitare, copiosamente.

Minter dirà in seguito che la prima cosa che ha pensato è stata che l’alcool, che era scorso a fiumi durante la cena, avesse avuto la meglio su Jacopucci.

Non è così.

Jacopucci sta male.

Non fanno tempo ad arrivare in albergo che cade in coma.

La corsa all’Ospedale di Bologna (il Bellaria, ironia della sorte) è disperata.

E’ una emorragia cerebrale.

L’intervento è delicatissimo e le probabilità di riuscita sono minime.

I colpi presi durante il combattimento hanno prodotto una situazione irreversibile.

jacopucci articolo

Tre giorni dopo, la mattina del 22 luglio 1978 Angelo Jacopucci muore.

A piangerlo la moglie Giovanna e il piccolo Andrea.

Piangerà anche Alan Minter che con Jacopucci aveva un rapporto di grande stima reciproca e di simpatia.

Il suo dolore è tale che per qualche tempo pare sul punto di ritirarsi.

Riprenderà a combattere sul finire del 1978 perché, dirà il pugile inglese, “ho una famiglia da mantenere e tirare di boxe è l’unica cosa che so fare”.

Ricordare Angelo Jacopucci è una specie di “dovere” verso questo ragazzo che il padre aveva convinto ad andare in palestra, per irrobustirsi un po’ e imparare a difendersi visto che Angelo, con quel viso delicato, i riccioli biondi, esile e gracile com’era era diventato l’obiettivo preferito delle angherie dei bulletti di Tarquinia, la città dove era nato il 12 dicembre del 1948.

Per poi scoprirsi “portato” per la boxe, ma non prima di aver pareggiato i conti con tutti quei bulletti che avevano approfittato di lui, tanto da diventare lui stesso un po’ bulletto e attaccabrighe.

Lui, sempre così attento al suo aspetto, che amava i vestiti eleganti e ascoltava Dylan e De Gregori.

A 24 anni il suo primo incontro da professionista, vinto proprio nella sua Tarquinia.

E poi la scalata fin sul tetto d’Europa … fino a quella maledetta sera d’estate in Romagna.

Angelo Jacopucci, morto per aver cercato disperatamente l’amore.

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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