ITALO ZILIOLI: Vittoria maledetta vittoria.

di MARCO DI GRAZIA

italo zilioli1

Era l’estate del 1975, in quegli anni in cui la famiglia media risparmiava per tutto l’anno per potersi permettere le fatidiche due settimane di villeggiatura al mare. Si prendevano armi e bagagli, si caricava tutto in macchina, si prendeva una casetta in affitto e ci si trasferiva sulla costa per quelle due settimane che sembravano mesi, da quanto erano lunghe e intense quelle giornate.

Era appunto un mattino di quel luglio 1975, il piccolo Marco è a Viareggio insieme alla sua famiglia per le fatidiche due settimane di villeggiatura. Ogni anno partenza il 15 luglio e rientro il 31. Due famiglie, quella di Marco e gli zii, con il figlio Piero, di tre anni più grande.

Marco e Piero sono in spiaggia e stanno per partecipare all’evento dell’estate, una super partita a quello che è il gioco preferito dai ragazzi sulla sabbia, perfino più del pallone: le biglie da spiaggia dei ciclisti.

I ragazzi più grandi stanno costruendo una pista mitica, bellissima, dove nel pomeriggio si terrà una emozionante sfida e anche Marco parteciperà, grazie al cugino Piero, che ha tre anni di più e l’aspetto e il carisma di un adolescente. Per cui, anche il più piccolo riuscirà a partecipare alla gara.

Arriva il momento di scegliere le biglie.  Ci sono i campioni degli anni passati, come Anquetil o Balmamion, quelli del presente come Merckx e Gimondi e quelli che stanno per spiccare il salto come Moser e Baronchelli.

I più grandi cominciano a scegliere. C’è Fabio, quello di Firenze, che si aggiudica la biglia di Merckx; Piero, il cugino di Marco, si prende Taccone, poi è la volta di Adorni, Baronchelli, Anquetil, Ocana, Thevenet…ognuno si prende il suo preferito.

Marco vorrebbe la biglia di Gimondi, il ciclista per cui fa il tifo, grazie a suo padre, che ne è un grande appassionato e che segue sulle strade del Giro d’Italia ogni anno, ma c’è un ragazzo più grande di lui che se ne impossessa. E’ quel ragazzo antipatico, con il ciuffo di capelli che gli cade su un occhio e che ogni mattina, quando passa l’uomo dei bomboloni ne compra sempre due. Più la schiacciata.

Maledetto!

E stavolta si è preso anche Gimondi. Marco non vorrebbe nemmeno più partecipare, senza Gimondi non ne ha voglia. Lo convince suo cugino Piero: “dai che Gimondi lo prendi la prossima volta, che sei troppo piccolo per farlo vincere”, sorride Piero.

Marco dice di sì mentalmente, rimane lì e guarda le biglie rimaste sulla spiaggia. Lo attira una di color azzurro. La prende, la gira e legge il nome del ciclista, poi si rivolge a suo padre, seduto sotto l’ombrellone pochi metri più in là.

“Babbo”, fa il piccolo Marco “mi è toccata questa” e gli porge la biglia.

Il babbo abbassa il giornale che stava leggendo, alza gli occhiali da sole e prende la biglia. Se la rigira fra le dita e non ha bisogno di leggere il nome del ciclista, che riconosce subito.

Marco lo interroga ancora.

“Allora, babbo, com’è Zilioli?”

 

Italo Zilioli. Nato nel 1941 e ciclista professionista dai primi anni ’60.

Non è una storia maledetta, questa. Non c’è niente di violento; niente morte giovanile, niente malattia, nessun evento drammatico. Una bella carriera costellata di vittorie e di tante soddisfazioni, quella di Italo Zilioli.

Ma… ma a pensarci bene qualcosa di maledetto c’è. Non lo è il ciclista in sé, non lo è qualcosa che lo riguarda, non c’è nessun baratro in cui precipita o qualcosa del genere.

Ma qualcosa di maledetto c’è.

E’ la vittoria.

E’ UNA vittoria, a essere maledetta.

Perché è una vittoria a lungo inseguita, sfiorata più volte ma che non arriva mai.

E’ la vittoria del Giro d’Italia.

Perché Zilioli è un gran ciclista, corre degli splendidi Giri, riesce a mettersi dietro i più grandi campioni. Nel 1964, ad esempio, si mette alle spalle campioni come Adorni e Motta; nel 1965 precede Felice Gimondi, che poco dopo andrà a vincere il Tour e nel 1966 dietro di sé in classifica c’è un terzetto che fa paura soltanto a nominarlo: Anquetil, Jimenez, Gimondi.

“Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione” dice Francesco Guccini e nella storia di questi tre Giri d’Italia la conclusione è sempre la stessa e la vittoria diventa un’illusione.

Perché nel 1964 il Giro lo vince Anquetil, nel 1965 lo vince Adorni e nel 1966 tocca a Motta vestire la maglia rosa finale. E Italo Zilioli, eccelso e coraggioso corridore, arriva secondo in tutte e tre le edizioni.

E arriva secondo anche nell’essere secondo, quarant’anni dopo l’epopea di Tano Belloni, colui che venne soprannominato “l’eterno secondo”, per via dei posti d’onore ottenuti alle spalle di Girardengo prima e Binda poi. Ma Belloni un Giro ce l’aveva fatta a vincerlo, Zilioli, maledizione, no.

E quasi trent’anni dopo ci sarà un altro ciclista che vedrà quella maledetta vittoria in mano ad altri e costruirà dei secondi posti da leggenda, tanto da mettere spesso in secondo piano le vittorie altrui: Claudio Chiappucci, El Diablo, capace di entusiasmare le folle con le sue imprese e le sue vittorie, ma che non è riuscito a conseguire nei due grandi giri: due secondi posti al Giro, due secondi posti al Tour e, per non farsi mancare niente, anche il secondo posto al Mondiale.

Ma torniamo a Italo Zilioli, ciclista vincente e vittorioso, ma secondo in quel Giro d’Italia che per ogni ciclista è un sogno, una fantasia. Un’illusione, appunto.

E secondo ogni anno dietro un campione diverso, che negli altri anni riesce a battere, ma ne salta sempre fuori uno nuovo. E siamo nel 1966. Gimondi è già arrivato, Merckx sta arrivando. Li vinceranno loro i prossimi Giri e Zilioli forse lo sa. Si mette lì. Si piazza ancora. Arriva quarto e poi sale di nuovo sul podio, nel 1969, ma arriva terzo. Che vuol dire stare sul podio, sì, ma non, non più così vicino, così a contatto con quella maledetta, maledetta vittoria.

zilioli e merckx

“Allora, babbo, com’è Zilioli?”

Il babbo annuisce leggermente e rende la biglia al piccolo Marco.

“E’ buono, è buono, vai tranquillo.”

Il piccolo Marco corre con il cugino Piero e gli altri ragazzi. Fra poco inizia la gara.

Ed è una gara splendida, su quella pista lunga e complicata, disegnata sulla sabbia. Alla fine Marco e il suo Zilioli si mettono alle spalle Baronchelli e Moser, Anquetil e Thevenet; Taccone e Adorni. Persino Merckx.

Ma ce n’è uno, uno solo che gli arriva davanti. La biglia è quella di Gimondi, e per questo Marco sarebbe anche contento, ma quello che non gli va giù è quel ragazzino, quello con il ciuffo che gli cade sugli occhi e che si può permettere due bomboloni e una schiacciatina.

Maledetto. Quasi come una vittoria.

Perché è lui a vincere, è lui a far passare a Gimondi il traguardo per primo. Zilioli arriva dopo. E’ secondo.

Ci sarà un’altra gara e magari la prossima volta sarà qualcun altro a dire: “maledetta vittoria!”

 

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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