STUART SUTCLIFFE: The lost Beatle

di CRISTIAN LAFAUCI

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“Carissima Astrid, faccio ancora fatica ad accettare che Stu non sia più tra noi. Era molto di più di un caro amico , ne abbiamo fatta di strada insieme… Gli volevo sinceramente un gran bene , ed è durissimo per me pensare che sia potuto finire tutto così , improvvisamente ; non è giusto… Da un lato mi imbarazza quasi venire a dire queste cose proprio a te : so quanto vi amavate , comprendo che per te il momento sia difficile e doloroso , ti sono vicino e ti invito a farti coraggio e a cercare di andare avanti .

Quando hanno seppellito Stu qui a Liverpool , ho incontrato Millie , sua madre , dopo il funerale . Mi diceva che le avevi scritto spiegandole che non saresti stata presente da quanto stavi male ; lo capisco , è umano e logico , non c’era neanche John , anche lui era distrutto dal dolore per la sua perdita . Allo stesso modo , quando ero venuto tempo fa a trovarvi ad Amburgo , ho avuto occasione di conoscerti ed ho capito che sei una donna forte e in gamba , perciò sono certo che nonostante il dolore che stai provando , riuscirai a riprenderti e a ripartire al meglio e al più presto .

Ho ripensato spesso in questi ultimi giorni a quando ero da voi in Germania : era stato un periodo splendido , spensierato , ricco di allegria , aveva fatto davvero bene anche a me stare in vostra compagnia , Stu poi era in un autentico stato di grazia , non lo vedevo così dai tempi del College of Art a Liverpool , si capiva che stare insieme a te era quello di cui aveva bisogno , lo stavi aiutando a ritrovare la sua vera strada . Ricordo che nelle giornate trascorse insieme , tu mi chiedevi spesso di raccontarti di Stu quando viveva ancora qui in Inghilterra , poi però , come spesso accade , eravamo tutti talmente indaffarati in quello che stavamo facendo , da scordarci di parlarne . Adesso ti dirò di quegli anni , delle origini della nostra amicizia , cercherò di darti quella parte della vita di Stu che non conoscevi , è giusto che tu la abbia nei tuoi ricordi e nel tuo cuore sarà in ottime mani , la affido a te come una delle cose più preziose che ho al mondo . Ci siamo conosciuti nel ’56 , lui aveva appena terminato gli studi alla Prescot Grammar School e gli avevano offerto un posto al Liverpool College of Art , dove ci siamo incontrati per la prima volta ; lui aveva sedici anni , io già diciannove .

Abbiamo iniziato a legare durante le lezioni del professor Ballard , Stu era davvero bravo , brillante , con una poliedricità fuori dal comune , spaziava tra la routine e l’imitazione dei diversi stili con una disinvoltura ed una naturalezza che non ho mai visto altrove….per lui riprendere gli schemi di Matisse o Michelangelo non era affatto un problema . Ballard rimase letteralmente conquistato da lui , diceva che Stu era rivoluzionario e tutto quello che faceva crepitava di eccitazione…. Ma non era apprezzato solo da Ballard , in breve tempo divenne come un mito per tutti gli studenti della scuola ; e non è che fingesse , si atteggiasse o altro , era semplicemente e meravigliosamente se stesso .

Aveva una venerazione per Cybulski , quell’attore che chiamavano il ” James Dean ” polacco e , proprio come lui , iniziò a girare con un paio di occhiali scuri ; gli piaceva quell’aspetto da bohemiene e lui sapeva renderlo ancor più affascinante . Ma sarebbe ingeneroso limitarsi a descriverlo così , la verità è che pur essendo eclettico era prima di tutto un ragazzo profondo , di ampia cultura e sensibile . Mi raccontava di quando , da bambino , si trasferirono dalla Scozia qui a Liverpool : suo padre lavorava nei cantieri navali a Birkenhead e al termine della guerra prese a navigare .

Abitavano in periferia a Huyton , purtroppo il padre era più propenso a bere che ad essere un buon marito , così toccava a Stu prendersi cura della madre . Vicino all’istituto d’arte c’era un pub , il ” ye cracke ” , e lì dentro nacque una pazza e splendida idea : l’eco della beat generation era giunto anche nel Merseyside , così decidemmo di creare il gruppo dei ” Dissenters ” , anche per dare alla città un profilo underground .

Era un gruppo culturale molto eterogeneo , oltre a Stu ed al professor Ballard ne facevo parte anch’io , c’era Bill Harry , più orientato verso ambizioni giornalistico – letterarie , e ovviamente ci stava pure John ; non eravamo in tanti , ma chi ne faceva parte non era certo sprovvisto di talento…. Onestamente John di arte non è che ne capisse più di tanto , fu infatti Stu a permettergli di approfondire notevolmente la sua conoscenza in materia , ricordo tra loro discussioni infinite ad esempio sugli aspetti innovativi o anticonvenzionali di Van Gogh o degli impressionisti francesi .

Nel 1959 proposi a Stu di trasferirci insieme in un appartamento a Gambier Terrace , lui che prima stava in un monolocale in Percy Street , accettò con entusiasmo e poco dopo ci raggiunse anche John . Quella casa divenne il nostro quartier generale e il ricordo di quei giorni é qual cosa di meraviglioso : io e Stu ci deficavamo alla pittura ( pensa che lui si era preso una stanza per sé come suo atelier ) , inoltre lì dentro si svolgevano dibattiti culturali e persino le prove della band che John aveva messo su . In quel periodo era ispirato dalla musica di Elvis e si era messo in testa di voler tentare la fortuna con il rock’n’roll .

Si capiva subito che suonare per lui era la grande passione della sua vita , anche se agli inizi devo confessarti che non era molto abile con la chitarra… Per sua fortuna ci stavano George e Paul che ci sapevano fare alla grande , erano uno più bravo dell’altro e un poco alla volta aiutarono John a migliorare notevolmente ; se ben ricordo , agli inizi si facevano chiamare ” Quarrymen “. Nel novembre del ’59 Stu presenta un suo dipinto alla biennale d’arte che era ospitata dalla Walker Art Gallery e la John Moores Foundation lo acquista per la ragguardevole cifra di 65 sterline . Nel frattempo però pareva che la musica potesse spodestare in lui la passione per l’arte ; infatti , in compagnia di John e degli altri , cominciava a frequentare la scena musicale cittadina . Andava spesso al Jacaranda club e una volta mi chiese di realizzare insieme a lui dei murales per gli interni del locale che gli erano stati commissionati dal proprietario . Intanto Paul e John gli propongono di entrare nel gruppo con loro come bassista ,lui accetta , coi soldi della vendita del quadro acquista un basso elettrico e inizia a provare con la band .

Qui però inizia un periodo piuttosto particolare : da un lato Stu prendeva il suo ruolo all’interno del gruppo come un divertimento , lui suonava in maniera decisamente amatoriale ; pensa che una sera ero andato a sentirli suonare in un club dove lavorava la madre di Pete , il batterista , e lui si esibiva dando le spalle al pubblico ; credimi , anche se poteva sembrare una trovata un po’ spaccona , in realtà mi spiegò che glielo avevano suggerito gli altri , era un modo per mascherare le sue lacune nel maneggiare lo strumento , e al contempo , per sembrare quel tantino arrogante , però devo ammettere che il pubblico apprezzò l’espediente .

Allo stesso modo una volta mi confessò tutti i suoi dubbi nei confronti di quelli ( ed erano parecchi , credimi…) che lo ritenevano un pittore di grande talento ; addirittura mi disse la sua intenzione di lasciare le arti figurative e di partite per Amburgo per andare a fare gavetta a suonare nei locali della città . Era inconcepibile per me che uno capace come lui decidesse di mollare con la pittura per andare in un gruppo rock , d’altronde lui era prima di tutto un caro amico , perciò se gli stava bene ed era ciò che voleva , io non potevo che esserne contento e sostenerlo .

Inoltre ricordo che un giorno Stu disse a John che il vecchio nome della band non andava bene e gli suggerì ” Beetles ” , John gli diede quella modifica in ” Beatles ” e l’idea stette bene a tutti e cinque . Da quando , nel 1960 , giunse ad Amburgo , tu ne sai decisamente più di me , però ti voglio rendere partecipe di ulteriori elementi , vale a dire quello che mi raccontava nelle numerose lettere che mi scriveva quando era in Germania , a cui ogni volta rispondevo con enorme piacere .

Tramite le sue parole sembrava di stare anche a me in quei locali fumosi della zona del porto tra marinai , belle ragazze , rock’n’roll suonato tutta la notte , sudore , birra in quantità e anfetamine per non sentire ne la fame ne la stanchezza . In un’occasione mi scrisse che durante un concerto al Kaiserkeller club incontrò alcuni studenti tedeschi d’ispirazione esistenzialista tra cui una ragazza che colpì particolarmente la sua attenzione : ” si chiama Astrid ed oltre ad avere un aspetto incantevole è davvero speciale , intelligente , colta e con una mente capace di mettere in secondo piano la sua bellezza….credimi Rod , non ho mai incontrato una ragazza così , oltre a toccarmi il cuore , è la medicina migliore per il mio spirito e il mio cervello ” .

Sono andato a cercare quella lettera ed ho voluto riferirti le sue esatte parole , ho ritenuto fosse doveroso nei tuoi confronti . Quando mi mandò le foto che tu scattasti alla band , mi spiegò che anche il cambio di abbigliamento e di pettinatura furono una tua idea ; molto azzeccata aggiungo io , in quella versione da te suggerita avevano un’immagine decisamente più al passo coi tempi . Non puoi immaginare la gioia quando mi scrisse che stava seriamente pensando di riprendere gli studi artistici , perché sentiva che la sua vera strada era quella .

In fondo era solo questione di tempo , anche perché lui non era mai stato convinto completamente di diventare un musicista , non aveva quella feroce determinazione di John e degli altri , ed anche in virtù di ciò , i rapporti tra loro si stavano deteriorando tra liti , contrasti e discussioni . E secondo me è stata proprio la tua presenza al suo fianco a fargli capire realmente cosa volesse fare della sua vita , perciò per il bene che gli ho voluto , non posso che ringraziarti dal più profondo del cuore .

Nel giugno del ’61 mi disse che aveva lasciato il gruppo ( nel frattempo tornato qui a Liverpool ) e che si era iscritto ad una scuola d’arte ad Amburgo . Le lettere che ne seguirono mi davano l’idea di un uomo felice : il vostro rapporto che procedeva nel migliore dei modi , così come il suo piano di studi , prima presso il dipartimento di scultura diretto da Gustav Seitz , in seguito sotto la sapiente guida di Eduardo Paolozzi ; l’apprezzamento dei suoi docenti e degli addetti ai lavori , il suo stile che , partito dai modelli di Van Gogh e Cézanne , si stava spostando verso un astrattismo ispirato dai maestri contemporanei .

Nei primi mesi del ’62 mi parlò di attacchi di emicrania sempre più frequenti e fastidiosi , poi un giorno di aprile incontrai sua madre in lacrime che mi mise al corrente che Stu era deceduto improvvisamente durante una lezione alla scuola d’arte . In seguito Millie mi parlò di aneurisma , di un’emorragia cerebrale , di una frattura pregressa al cranio che avrebbe potuto essere la causa ; subito ripensai a quella volta in cui ci fu quella rissa con quei teddy boys durante la quale Stu si prese un calcio in testa….ma ormai non cambia niente , lui non è più qui e niente e nessuno potrà restituircelo….

Sono qui nel mio studio a fissare un suo lavoro di qualche anno fa e sono talmente afflitto che non ho neanche la forza di piangere . Solo due cose riescono in parte a mitigare il dolore : la prima è il pensiero di come Stu abbia vissuto al meglio e come avrebbe voluto i suoi giorni . La seconda , che nonostante il tragico epilogo e la nostra attuale sofferenza annessa , è stato uno splendido dono avere avuto uno come lui vicino a noi in questi anni , piuttosto che non averlo mai avuto…

Ti sono vicino e ti abbraccio idealmente . Se un domani la vita ti porterà qui a Liverpool , sappi che per quanto mi riguarda , sarai l’ospite più gradita al mondo .

Con sincero affetto Rodney Murray

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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