Metti un TIGER sul campo da golf.

di DIEGO MARIOTTINI 

Gli occhi della Tigre, i ferri di Woods. Forse lo sportivo più pagato in assoluto, di certo un campione assoluto che ha portato al golf una ventata di popolarità per certi versi insperata. Tiger Woods, probabilmente il più bravo di sempre, con certezza il meglio remunerato da sponsor e da assegni a molti zeri (e senza virgole). Un divo del green, il più spettacolare, il più discusso e non solo per il suo talento professionale. La storia di un successo oscurato in parte da una maledizione essenzialmente culturale: essere il primo della classe sempre, risultare il maschio alfa anche a costo di calpestare la sensibilità di moglie e figli. Senza essere persone cattive, ci mancherebbe.

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UNA STORIA AMERICANA.Eldrick Tont Woods nasce a Cypress, in California, il 30 dicembre del 1975. Non nasce Tiger, ma lo diventa abbastanza presto. Suo padre Earl è un ufficiale dell’esercito di origine “afro”, mentre la madre Kultida è thailandese. Un uomo nero, una donna asiatica, la mitica California. Escludendo surf e mercoledì da leoni, ci sono già molti ingredienti per una perfetta “American story”.Una di quelle a lieto fine perché l’America è la patria delle opportunità e il valore viene sempre premiato. Talvolta può essere perfino così, ma purtroppo per molti, quella è l’eccezione, non certo la regola. Earl Woods, convinto conservatore e perfetto credente nei valori americani, ha combattuto in Vietnam con i “Berretti verdi” e lì ha stretto una profonda amicizia con un ragazzo vietnamita, il cui soprannome è proprio Tiger. Woods senior chiama così anche suo figlio e quel nickname, a ben vedere, sembra più un carico di aspettative che un nomignolo spassoso.

UNA TIGRE è come un soldato valoroso: non deve essere stanco, non può cedere a debolezze. Meglio rinunciare a un divertimento che diventare fiacchi. Del resto, per alcune persone c’è poco da divertirsi: un vero soldato ride poco e soprattutto non piange mai. O almeno così si dice. Nei primi anni 80 è proprio Mr. Earl ad avvicinare il ragazzino al golf facendo a suo figlio da maestro e da mentore sull’erba. A otto anni il talento del giovane Tiger è già evidente, a 15 è il più giovane di sempre a far suoi i Campionati nazionali juniores. Impresa che gli vale un’apparizione televisiva su Good Morning America. Di norma negli Stati Uniti il golf è uno sport soprattutto per bianchi, meglio ancora per WASP (White Anglo Saxon Protestant). Giocare con un ferro in mano e avere dimestichezza di circoli distingue sul piano sociale e fa buon pedigree.

PICCOLI FUORICLASSE CRESCONO. Il fatto che esista un ragazzo nero così bravo è tutto sommato una novità ma anche un motivo di popolarizzazione mediatica per il golf. Del resto un “dream” è veramente “american” soltanto se si avvera. Con il passare degli anni, la Tigre di Cypress cresce e diventa studente universitario. Non è uno studente qualsiasi, perché quando passa per strada molta gente già lo riconosce e gli chiede l’autografo. Conciliando la Stanford University e i campi di golf, va avanti con gli studi e nel contempo il suo nome è sempre più famoso nel panorama nazionale. Dopo una serie di tornei amatoriali disputati e vinti, a 20 anni Tiger Woods diventa professionista e i risultati arrivano quasi subito. Di un talento superiore come il suo anche gli sponsor si accorgono presto e quando aziende importanti si muovono con decisione per un giovanissimo, vuol dire che è nata una stella. Se poi il potenziale fuoriclasse in questione è un ragazzo nero, il fatto si trasforma in notizia. Nel 1997 l’epopea di Tiger può dirsi cominciata: a 22 anni non ancora compiuti vince gli U.S. Masters di Augusta con il punteggio record di 270. Nel 1998, alla sua prima partecipazione ai British Open, il campione non si limita a essere primo. Stabilisce il nuovo record del percorso. Nei cinque anni successivi colleziona numerosi successi, tra cui quattro titoli U.S. PGA, tre vittorie agli U.S. Open, tre vittorie agli Open Championship e tre U.S. Masters.

CLASSE, POTENZA, PRECISIONE. A 25 anni ha collezionato più di quanto un ottimo golfista spererebbe di aver vinto in carriera e ha guadagnato per vite e reincarnazioni successive.  È elegante nel tocco, sa essere potente quando serve, possiede una precisione chirurgica. La sua capacità di concentrazione rimane sempre altissima. Il terzo millennio è ancora suo e il ranking dice che il numero uno nel circuito mondiale ha ancora il nome di un felino e il cognome di una sostanza piuttosto dura da spezzare.  Nel 2003 Tiger vince anche il Buick Invitational e il Western Open. Nel 2004, una certa flessione c’è, perché il momento più alto della stagione è “soltanto” una tappa del PGA Tour Championship. Nonostante la piccola pausa agonistica il 2004 è un anno importante, perché alla soglia del fatidico “Thirtyyearsold” avviene il matrimonio con la modella svedese Elin Nordgren.

TUTTO UN SALISCENDI. Si apre un periodo positivo su tutti i fronti, perché nel 2005 Tiger Woods vince 6 Open Championship e il titolo di PGA Tour Player of the Year (il settimo titolo nell’arco di nove anni). Ma tutti i momenti passano, quelli magici e quelli no. Nel 2006 un lutto familiare tocca profondamente il fuoriclasse californiano. Earl Woods, padre, soldato, mentore golfistico e modello di vita perde la sua guerra con il cancro. Viene a mancare il punto di equilibrio di una personalità che dietro il successo, la ricchezza e una serie di apparenze sfavillanti nasconde fragilità e zone grigie che pian piano escono allo scoperto. Lati ambigui e forse torbidi tipici di tanti uomini.Beninteso, con una differenza sostanziale: quando certi fatti riguardano un personaggio pubblico come un campione dello sport, non fanno più notizia. Si trasformano all’istante in gossip da rotocalco scandalistico. Ma l’uomo non è solo vizio, né solo talento. È anche forza di reagire. E poiché Tiger quella forza ce l’ha, pur con la morte nel cuore gareggia e vince, mettendo per un attimo da parte gli spettri di una vita immolata sull’altare del successo. Vince la PGA Championship e il British Open. Una vita, sportiva e personale, che si trasforma ogni momento in un saliscendi. A giugno del 2007 nasce la primogenita Sam Alexis, due mesi più tardi il campione mette a segno una fantastica doppietta, lasciando tutti indietro nel World Golf Championship e poi nel PGA Championship. A settembre è la volta del BMW Championship, del Tour Championship, del titolo di Player of the Year e dell’ottavo Arnold Palmer Award della carriera. Nel 2008 Woods vince l’U.S. Open, con una buca al primo colpo al par 4. Ma il ginocchio sinistro non va affatto bene e pochi giorni dopo la vittoria allo U.S. Open si deve operare. Non è la prima volta che l’ex golden boy finisce sotto i ferri, ma stavolta è costretto a prendere una pausa. Nemmeno la tibia sinistra sta bene, i medici gli hanno consigliato di fermarsi per un periodo ma il richiamo del green (e della relativa borsa) è troppo più forte. Nel febbraio del 2009 nasce il secondo figlio: stavolta l’erede è un maschio e il suo nome è Charlie Axel. Nel giugno dello stesso anno partecipa ancora una volta allo U.S. Open ma un certo scadimento di forma è evidente. Malgrado ciò, il numero 1 del ranking è ancora lui.

VIZI PRIVATI, PUBBLICHE VIRTU’. All’appannamento agonistico segue un momento di grandi difficoltà sul piano personale e familiare. A novembre 2009, alcuni scoop rivelano l’esistenza di una relazione tra Tiger Woods e la bella manager di nightclub Rachel Uchtiel. Entrambi negano ma le foto pubblicate dalla stampa non lasciano adito a dubbi o a interpretazioni di sorta. Il fatto è che di storie, scappatelle e relazioni è costellata tutta la sua vita di coppia e le crepe di un matrimonio perfetto, se visto dall’esterno, diventano sempre più di dominio pubblico. Il discutibile prezzo da pagare alla celebrità, alla ricchezza e alla facilità di conquista. Alla fine del 2009 il campione si scusa pubblicamente.  Allo stesso tempo annuncia di volersi prendere una pausa dal golf, per dedicarsi alla sua famiglia. Pochi giorni più tardi, a Woods sono revocati i contratti da testimonial di importantissime aziende. Altre invece, non meno importanti, restano dalla sua parte.

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LA RINASCITA (CON RICADUTA) DEL PIU’ FORTE. Il ritorno sul green è datato 2010 ma il rientro è molto al di sotto delle aspettative generali. La rivelazione pubblica di alcuni lati oscuri della vita privata del campione e la fine del matrimonio hanno lasciato il segno. Tiger riesce però a recuperare il vecchio smalto tornando alla vittoria nel 2012 nel PGA Tour. Nel marzo 2013 Woods annuncia in pubblico la sua nuova relazione con la sciatrice Lindsey Vonn, quattro volte campionessa del mondo. Sembrano tornati tempi decisamente migliori. La stagione 2013 si rivela trionfale per Woods, con la vittoria in cinque tornei fra cui l’Arnold Palmer International, il Farmers Insurance Open e il Player Championship, nonché il titolo di PGA Tour Player of the Year per l’undicesimo anno. Il ritorno al successo viene tuttavia interrotto da un infortunio alla schiena, che richiede un nuovo intervento chirurgico nel 2014. Tornato sulle scenenel 2015, annuncia – sempre pubblicamente – la fine della relazione con la Vonn. Il 29 maggio 2017, mentre si trova a Jupiter, Florida, viene prima arrestato e poi rilasciato su cauzione per guida in stato di ebbrezza. In seguito Woods si scusa per l’accaduto, dicendo tuttavia che la sua alterazione psicofisica era dovuta a una reazione causata da un mix di medicinali che un medico gli aveva prescritto. Non si tratta di un abuso di sostanze alcoliche come qualcuno aveva sospettato. La versione verrà poi confermata dalla Polizia: l’Alprazolam è un farmaco anti-ansia, che Woods è costretto ad assumere dopo gli interventi alla schiena assieme ai vari antidolorifici.Anche se non vince più come un tempo, oggi il californiano è il primo sportivo ad aver superato 1,3 miliardi di dollari di guadagni tra sponsor e vittorie. Il suo patrimonio è stimato intorno ai 600 milioni di dollari. E la carriera di Paperone Woods non è ancora finita, qualche soddisfazione importante ci può ancora scappare.

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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