I tre secondi infiniti della storia sportiva …

di LISA AZZURRA MUSETTI

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Sono passati solo quattro giorni dall’evento che ha shockato il mondo intero. Proprio qui, a Monaco, in questa calda Estate del 1972 il gruppo terroristico palestinese di Settembre Nero ha invaso il villaggio olimpico sequestrando alcuni atleti israeliani.

Il tutto finì con una completa strage da parte di una polizia tedesca non preparata ad affrontare situazioni simili, ma nonostante tutto il pianeta si sarebbe aspettato di vedere interrotte le Olimpiadi, così non è stato.

Ma non è il solo episodio di questo torneo a brillare di luce politica.

Siamo alla finale di basket, sul parquet si sfidano i super campioni statunitensi e gli atleti dell’ Unione Sovietica.

Non è una partita come le altre, siamo nel mezzo della Guerra Fredda e in quel match la tensione fra le due superpotenze si sente tutta.

Mancano sette secondi alla fine del match ed i russi stanno vincendo per 50-49.

Collins viene fermato fallosamente nell’area avversaria e guadagna due tiri liberi. Li mette in canestro entrambi e ribalta la situazione: 51-49 per gli States.

Solita vecchia storia, alla fine loro vincono sempre…o forse no?

Mancano, teoricamente, tre secondi…che diventeranno, nella storia di questo sport i “Three Seconds”.

La palla è in mano ai russi ma l’arbitro ferma il gioco per una protesta intensa dalla panchina sovietica a causa di un time-out richiesto e non dato.

La palla a spicchi viene rimessa in gioco una seconda volta dall’Armata Rossa.

A questo punto accade qualcosa di  incredibile: gli arbitri decidono di portare indietro il cronometro di tre secondi ma il tabellone non viene resettato e quindi suona la fine del match.

Gli statunitensi esultano pensando che sia fatta. Grosso errore. Quando si rendono conto di non aver ancora vinto cestisti, tifosi e staff della squadra si lasciano andare a proteste furiose ottenendo che…il cronometro venga nuovamente rimesso indietro di tre secondi.

Sembra una barzelletta. Ma non la è.

Di nuovo palla ai russi per un disperato ultimo tentativo. Lancio lunghissimo in avanti dove c’è Belov che vola in cielo, prende la palla e segna uno dei canestri più assurdi ed importanti del basket.

Ovviamente a questo punto viene fischiata la fine: L’Unione Sovietica batte gli Stati Uniti e si porta a casa l’oro olimpico.

Gli americani non la prendono bene e si rifiutano di salire sul podio, al secondo posto…si sa che per loro un risultato che non sia la vittoria non è accettabile e non solo nello sport.

La vita però è strana e Belov per quella rocambolesca partita e quella gloria eterna sembra aver fatto un patto con il Diavolo: morirà a soli ventisei anni per una rara forma di tumore cardiaco, ma la T.A.S.S. non divulgò immediatamente le cause del decesso.

Due cose da ricordare: non sempre gli americani vincono e tutto quello che succede in Russia rimane in Russia.

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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