Wlodek LUBANSKY: Quel maledetto giorno di giugno.

 

di REMO GANDOLFI

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“E’ la partita più importante di tutta la mia carriera.

Mi correggo.

E’ molto di più.

E’ la partita più importante della storia del mio Paese.

Una vittoria oggi vorrebbe dire avere un piede e mezzo ai prossimi Mondiali di calcio che si disputeranno in Germania Ovest nella prossima estate.

L’anno scorso abbiamo vinto le Olimpiadi.

E’ stato un grandissimo risultato ma le Olimpiadi, nel calcio, sono poco più di un Campionato Europeo per le squadre dell’Est Europa visto che ad Ovest e in Sudamerica non possono mandare le loro rappresentative migliori.

Questo grande trionfo però ci ha sbloccati.

Ci ha regalato quell’autostima che oggi ci fa affrontare qualsiasi avversario senza alcun timore reverenziale.

E’ già qualche anno che le nostre squadre migliori si fanno strada nelle principali competizioni europee per Club.

Tre anni fa con il mio Gornik Zabre siamo arrivati addirittura in finale della Coppa delle Coppe dopo aver eliminato squadroni come gli scozzesi del Glasgow Rangers e gli italiani della Roma, cedendo solo in finale agli inglesi del Manchester City.

Nella stessa stagione il Legia Varsavia (i nostri grandi rivali in Patria) sono arrivati fino alle semifinali della manifestazione più importante, la Coppa dei Campioni, perdendo con gli olandesi del Feyenoord che poi vinsero la manifestazione.

E poi diciamocelo … siamo proprio una bella squadra !

In porta c’è quel matto di Jan Tomaszewski.

Fa paura soltanto a vederlo. Centonovantatre centimetri di muscoli.

Quando esce sui palloni alti vi garantisco che è meglio spostarsi !

Al centro della difesa c’è il mio compagno di squadre Jerzy Gorgon, un altro gigante di un metro e novanta che però ha due piedi squisiti. Spesso è proprio lui ad impostare la nostra manovra.

A centrocampo gioca un genio.

Si chiama Kazimierz Deyna.

Ha una tecnica e una visione di gioco che ha pochi eguali.

Quasi tutte le nostre manovre passano dai suoi piedi.

Ci dipingono come “nemici” e non solo perché siamo i capitani delle due squadre più forti del Paese ma anche perché c’è questa eterna discussione tra chi di noi due è il più forte.

“Che discussione idiota !” ha detto in televisione pochi giorni fa Tomaszewsky.

“Io so solo che siamo fortunati che siano tutti e due polacchi !”.

Grande Jan !

Esattamente quello che pensiamo sia io che Deyna.

In attacco, al mio fianco, ci sono altri due fenomeni: Gregorz Lato e Robert Gadocha.

Il primo è una delle ali più forti e veloci che ci siano in circolazione.

Parte da destra, ma è bravissimo a stringere verso la porta negli spazi che io riesco ad aprirgli con il mio continuo movimento.

Io gioco con il numero 9 sulle spalle ma non mi piace per niente rimanere fermo in area ad aspettare il pallone.

Sull’altra fascia c’è il mio compagno del Gornik Gadocha.

Lui è un ala più tradizionale. Gioca quasi sulla linea laterale ma ha una caratteristica molto particolare: pur giocando all’ala sinistra lui è un destro naturale che ama stringere verso il centro del campo.

Tra noi c’è una grande intesa e lui sa perfettamente quando servirmi la palla negli spazi oppure cercare il triangolo per poi andare a concludere.

Oggi pomeriggio saranno in 80 mila i nostri connazionali sugli spalti dello stadio Slaski a Chorzow ad incitarci.

Contro abbiamo una grande squadra.

L’Inghilterra di Sir Alf Ramsey che, anche se è in fase di rinnovamento dopo il titolo mondiale di sette anni fa e il dignitoso mondiale messicano di tre, è sempre una signora squadra.

Abbiamo fiducia, tanta fiducia.

I Mondiali si giocheranno ad un passo da casa nostra.

In quella Germania che i nostri genitori non hanno ancora perdonato dopo quello che ci hanno fatto passare meno di 30 anni fa.

A quel Mondiale vogliamo esserci anche noi.

Oggi pomeriggio possiamo scrivere la storia … e poi stanotte affogare nella vodka insieme a milioni di polacchi !

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E’ il 6 giugno 1973.

Allo Slaski Stadion di Chorzow davanti ad 80.000 spettatori si gioca Polonia – Inghilterra.

In palio un posto tra le 16 finaliste del Campionato del Mondo che inizierà in Germania Ovest esattamente un anno dopo.

L’Inghilterra è una eccellente squadra.

Sulla panchina siede ancora Sir Alf Ramsey, l’uomo che portò sul tetto del mondo calcistico i maestri inglesi sette anni prima.

Di quella impresa sono rimasti soltanto in tre: i centrocampisti Alan Ball e Martin Peters e il capitano Bobby Moore. Ma ci sono calciatori di grande valore come l’attaccante Allan Clarke del Leeds, il portiere Peter Shilton e il roccioso difensore del Derby County Roy Mc Farland.

Solo che, in quel 6 giugno del 1973, proprio non c’è partita.

La tecnica e la velocità dei polacchi sono fonte di continuo imbarazzo per la retroguardia inglese che sbanda paurosamente.

Bastano sette minuti ai polacchi per passare in vantaggio.

E’ una punizione di Gadocha dalla sinistra sulla quale Bobby Moore, per anticipare Lubanski, tocca il pallone quel tanto da mettere fuori causa Shilton.

Esattamente il tonico che serve ai polacchi.

Sospinti dall’incessante incitamento dei propri sostenitori Lubansky, Deyna e compagni mettono ripetutamente in imbarazzo la compassata retroguardia inglese, in grave difficoltà ad arginare gli attaccanti della Polonia.

Ad inizio ripresa arriva il gol del ko definitivo.

E’ ancora Bobby Moore il protagonista in negativo per gli inglesi.

L’elegante difensore del West Ham si fa sorprendere dalla determinazione e dalla velocità di Lubanski che prima strappa il pallone dai piedi del capitano inglese per poi lanciarsi verso la porta di Shilton e batterlo con un tiro angolatissimo che tocca il palo prima di finire in fondo alla rete.

La Polonia, con il vantaggio di due reti, può giocare sul velluto.

Lascia l’iniziativa agli inglesi i cui tentativi però s’infrangono contro la solidissima e organizzata difesa polacca.

Sono passati meno di dieci minuti dal bel gol di Lubanski quando accade però qualcosa che in qualche modo rovinerà questo importantissimo trionfo.

Dopo uno scambio con Gadocha è il terzino Kraska a lanciare Lubanski sulla fascia sinistra.

La sua velocità è doppia rispetto a quella di Mc Farland che non ha altra scelta che tentare un disperato intervento in scivolata.

Il difensore inglese riesce a sfiorare la palla ma colpisce poi in pieno Lubanski sulla gamba destra, sulla quale l’attaccante si stava appoggiando.

Lubanski riesce ancora a fare qualche passo prima di cadere a terra in maniera piuttosto strana, quasi goffa.

A tal punto che, con l’attaccante polacco a terra, Mc Farland inveisce contro di lui, convinto che il numero 10 polacco stia solo facendo scena.

Bastano pochi secondi però per capire che l’infortunio è invece molto serio.

Lubanski viene trasportato a braccia fuori dal campo e caricato, in maniera a dir la verità piuttosto sbrigativa, su una ambulanza.

La diagnosi è devastante: rottura dei legamenti crociati del ginocchio destro.

A quell’epoca il recupero completo viene considerato impossibile.

Lubanski starà fuori 20 mesi dai campi di calcio e dovrà ovviamente saltare quel Mondiale di Germania che consacrerà la sua Polonia come una delle squadre più forti e spettacolari del dopoguerra.

Lasciando in tutti i tifosi polacchi sospesa per sempre la domanda “Ma con Lubanski ai Mondiali di Germania come sarebbe finita ?”.

Lubanski riuscirà come detto a tornare su un campo di calcio solo nei primi mesi del 1975 in quella che sarà la sua ultima stagione con il Gornik Zabrze, dopo 13 anni di ininterrotta militanza.

Per lui la Federazione Polacca farà addirittura uno strappo ai suoi rigidi regolamenti permettendogli di andare a giocare in una squadra di Club estera prima del compimento dei 30 anni di età (come invece capitò ad esempio a Deyna o a Lato).

Per Lubanski a farsi avanti non è uno squadrone di primissimo piano.

Ci sono troppi dubbi sul suo completo recupero.

A prendersi questo rischio è il piccolo Lokeren, squadra della Prima Divisione Belga … che farà uno degli affari più redditizi della propria storia !

Lubanski ha forse perso qualcosa di quel fantastico “cambio di passo” ma è un giocatore con una tecnica ed una intelligenza calcistica di prim’ordine.

E nel non trascendentale campionato belga (che però in quegli anni produsse due grandissime squadre come Bruges e Anderlecht) Lubanski torna ad essere quel prolifico attaccante che era in Polonia.

Nelle sue prime 5 stagioni segnerà 83 reti in 171 partite prima di iniziare la parabola discendente nei primi anni ’80.

Le sue prestazioni con il Lokeren lo ripropongono all’attenzione del tecnico polacco Jacek Gmoch che porta Lubanski con se ai Mondiali di Argentina del 1978.

Per Lubanski è la possibilità di giocare quel Mondiale di calcio che la sfortuna gli ha impedito di giocare 4 anni prima.

… ma ne lui ne la Polonia sono gli stessi di quel meraviglioso periodo.

“Wlodek” Lubanski giocherà da titolare i primi due incontri con Germania e Tunisia ma lascerà poi il posto di titolare al giovane e fortissimo Zbigniew Boniek accontentandosi di subentrare nei finali di partita.

Terminato il periodo al Lokeren Lubanski, a 35 anni, si trasferisce al Valenciennes, nella seconda divisione francese.

Qui gioca una stagione straordinaria segnando la bellezza di 28 reti in 31 partite, non sufficienti però a garantire a “Les Athéniens” il ritorno nella massima serie.

Lubanski giocherà ancora due stagioni, sempre nella Seconda Divisione francese con il piccolo Quimper prima di appendere le scarpe al chiodo nel maggio del 1985, a 38 anni suonati.

Una carriera divisa in due.

Dal 6 giugno del 1973 in avanti quella di un ottimo attaccante.

Prima di quel 6 giugno quella di un giocatore fantastico … per molti, il miglior calciatore polacco di sempre.

 

ANEDDOTI E CURIOSITA’

 

Wlodziemierz Lubanski ha esordito in nella Nazionale polacca a 16 anni e 188 giorni. Il più giovane calciatore nella storia del calcio polacco. Fu in occasione di un’amichevole contro la Norvegia nella quale Lubanski segnò una rete.

 

Lubanski, con 48 reti in 75 partite è il secondo miglior realizzatore di sempre nella storia della nazionale polacca. Verrà superato solo da Robert Lewandowski il 7 ottobre 2017, quando con la sua tripletta di quel giorno supererà Lubanski … anche se dopo 90 partite in Nazionale !

 

Un altro record personale di Lubanski è quello di aver vinto per due anni consecutivi (1969-70 e 1970-71) la classifica marcatori della Coppa delle Coppe, manifestazione alla quale partecipavano le vincitrici delle Coppe nazionali.

 

Nel 1968 il Gornik Zabrze viene invitato in Sud America per una serie di partite amichevoli. I giornalisti brasiliani presenteranno il team polacco come “la squadra dove gioca Lubanski, il Pelé bianco”.

Nel suo periodo al Lokeren nel 1980 arriva in connazionale Gregorz Lato.

Anche per lui, ormai nella fase calante della carriera, non c’era stata la possibilità di giocare in un grande club straniero prima del compimento dei 30 anni di età.

I due però ritrovano immediatamente l’intesa del periodo insieme in Nazionale e il Lokeren, nella prima stagione con Lato e Lubanski insieme, raggiunge il miglior risultato della propria storia: un secondo posto in campionato dietro l’Anderlecht e una finale di Coppa del Belgio, chiusa con una sconfitta ad opera dello Standard Liegi.

Con loro due, a formare il tridente d’attacco, un “certo” Preben Larsen Elkjaer.

 

Infine una doverosa correzione: in quasi tutte le biografie su Lubanski si attribuisce al centrocampista inglese Alan Ball l’intervento che di fatto condizionò la carriera di Lubanski. Non è esatto: l’intervento fu del difensore centrale Roy Mc Farland che sempre ad onor del vero non commise neppure fallo in quell’occasione, toccando nettamente prima il pallone di sbilanciare Lubanski che si infortunò di fatto appoggiando male il piede dopo il contrasto con lo stopper inglese. Alan Ball su in effetti espulso per un brutto fallo nel finale di partita … ma Lubanski era giù uscito infortunato da circa mezzora …

 

Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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