VINCENZO PAPARELLI: Il peso della memoria.

di DIEGO MARIOTTINI

paparelli2.jpg

Fine anni 70, un momento storico inquieto e carico di tensioni. Quelli sono anni che dividono ogni cosa in due, senza ricomporre mai nulla. Si è anti o si è pro. Si è borghesi o proletari, di destra o di sinistra. Se è di scena il calcio, a Roma si è laziali o romanisti. Talvolta uccide più l’assenza di sfumature che il terrorismo. Alla violenza in piazza fa da corollario quella negli stadi. Quella domenica di 40 anni fa è di scena la morte sugli spalti. Non era mai successo. Non così, perlomeno.

 

28 ottobre 1979,allo stadio Olimpico è di scena l’ennesimo derby. Settima giornata del girone di andata. Non è una stracittadina importante per gli alti livelli della classifica, ma è pur sempre un derby e a nessuno fa piacere perderlo. Verso mezzogiorno la radio parla di tafferugli tra tifoserie in zona Stazione Termini, a piazza Bologna e verso Ponte Milvio, ma non è una novità. Verso le 11 hanno aperto i cancelli, per consentire l’entrata del materiale da coreografia. Si respira un’aria elettrica, ma è più o meno la stessa che si avverte sempre. All’inizio le due curve si fanno la guerra a colpi di striscioni offensivi. Dalle parole si passa poi ai fatti, perché le parole sono un pretesto: portare armi allo stadio è un atto della volontà che precede il contenuto di qualsiasi striscione. All’improvviso, dalla curva occupata dai tifosi giallorossi partono due colpi a lunga gittata. Sono due razzi. Il primo oltrepassa l’obiettivo ed esce dallo stadio, il secondo colpisce una persona seduta in Nord. La vittima si chiama Vincenzo Paparelli, 33 anni, sposato con Vanda Del Pinto 29 anni, e padre di due figli piccoli, Marco e Gabriele. Il colpo che lo ha appena raggiunto proviene dunque dalla Curva Sud, la traiettoria supera i 250 metri in orizzontale. Un’arma da guerra a tutti gli effetti. Paparelli viene trasportato in fretta all’ospedale S. Spirito, ma vi giunge morto.

 

La notizia si diffonde rapidamente ma per motivi di ordine pubblico la partita viene fatta disputare. Prima del calcio d’inizio il capitano della Lazio Giuseppe Wilson si dirige verso la Curva Nord per spiegare ai tifosi della propria squadra le ragioni per cui l’incontro deve svolgersi. L’arbitro è il sig. D’Elia di Salerno, capace di dirigere con molta psicologia qualcosa che ha ormai perso tutti i connotati dell’evento sportivo.La partita finisce 1-1. Segna la Lazio, con un colpo di testa del difensore Zucchini. Al pareggio di Pruzzo, sempre di testa, la situazione ha ormai dell’irreale. Una curva è in festa per il gol mentre l’altra è praticamente vuota. Il secondo tempo è un pro forma: se Amenta e Montesi non si facessero espellere per reciproche scorrettezze, non succederebbe proprio nulla. Al fischio finale, la violenza si trasferisce per le vie della città.

 

Dalla sera di domenica un tifoso romanista, Giovanni Fiorillo, si è già reso irreperibile. Vengono nel frattempo arrestate due persone: Enrico Marcioni, un giovane sui vent’anni, e Romolo Piccionetti, 52 anni, un negoziante accusato di aver venduto un ordigno senza licenza. All’inizio Marcioni cerca di negare ma poi crolla e confessa tutto. In poche ore vengono ascoltate centinaia di testimoni e con pazienza si arriva a formare l’identikit del principale sospettato. Ragazzo bruno, dai capelli ricci, piuttosto esile e non molto alto, orecchino pendente al lobo sinistro, maglione blu, rosso e bianco. Identificare Fiorillo è stato abbastanza facile, uno che alla fine degli anni 70 porta un orecchino non passa inosservato. Marcioni racconta nel dettaglio la storia agli inquirenti. Il giorno prima, lui e Fiorillo hanno comprato i razzi nel negozio di caccia e pesca di Romolo Piccionetti, al quartiere Ostiense.

 

Giovanni  Fiorillo, 18 anni compiuti da pochi mesi, è un operaio momentaneamente disoccupato, con piccoli precedenti penali, limitati al furto. Vive a Roma con i suoi genitori, in piazza Vittorio Emanuele. Esquilino, una zona della Capitale che l’immigrazione, specie quella cinese, avrebbe profondamente ridisegnato nei decenni a venire. Durante la settimana Fiorillo, che non ha neanche terminato la scuola dell’obbligo, si arrangia lavorando come imbianchino o come cameriere. Suo padre Giacomo fa l’aiutante presso un banco di frutta nel mercato della piazza.

A una maggiore organizzazione del tifo corrisponde in quegli anni una degenerazione della violenza, nella Capitale come nel resto del Paese. All’Olimpico di Roma si è resa necessaria la costruzione di un tunnel a protezione dell’entrata in campo dei giocatori, altrimenti vittime del fitto lancio di agrumi, bottiglie e altri oggetti contundenti. I servizi d’ordine arriveranno a sequestrare ai tifosi veri e propri arsenali da guerra: sassi, pistole lanciarazzi, chiavi inglesi, bulloni, fionde con biglie d’acciaio, coltelli, catene.

Nei giorni successivi, il p.m. Giacomo Paoloni emette un terzo ordine di cattura: il destinatario si chiama Marco Angelini, 20 anni. L’accusa è la stessa: concorso in omicidio e detenzione abusiva di esplosivi. Marcioni continua a raccontare la storia. Nella mattina di sabato 27 ottobre 1979, si svolge a casa sua la riunione per decidere il piano di battaglia in vista del derby. Gli inquirenti ritengono che sia proprio Angelini a suggerire il luogo dove acquistare i razzi, dal momento che nella sua stanza viene trovato un biglietto da visita di Piccionetti. Il tipo di arma usata ha bisogno di una lunga preparazione. Il montaggio richiede almeno un quarto d’ora di tempo. Al momento del lancio mortale, in Curva Sud l’applauso è generale. Poco dopo però, ci si rende conto della gravità dell’accaduto e qualcuno addita Fiorillo, dandogli dell’assassino. Secondo le ricostruzioni, il ragazzo fugge in lacrime, poche ore di vantaggio ed è irreperibile. Ha parecchi amici tra i tifosi di tutta Italia. Passano i giorni e gli inquirenti si convincono che il fuggitivo stia trascorrendo la latitanza a Bergamo, magari coperto e spalleggiato da qualche “pezzo da novanta” atalantino. Molti invece giurano di avere visto Fiorillo aggirarsi ancora nella Capitale. In ogni caso le ricerche della Polizia si estendono all’intero territorio nazionale, senza trascurare l’ipotesi che Fiorillo possa essere riuscito in qualche modo a varcare il confine.

paparelli 1.jpg

Il 6 novembre Giacomo Paoloni formalizza l’inchiesta nei confronti di Angelini e Fiorillo, con l’accusa di concorso in omicidio per il primo e di omicidio volontario per il secondo. Inizia il decennio successivo. Con il tempo la notizia della morte allo stadio perde di attualità, ma alla fine del 1980 due giornalisti realizzano uno scoop e fanno tornare in auge la storia del derby maledetto. Individuano e intervistano Giovanni Fiorillo, latitante a Lugano, in Svizzera, e nascosto da oltre un anno. Sono Mario Biasciucci, del quotidiano L’Occhio, e Gian Paolo Rossetti del settimanale Oggi. Non è chiaro se sia stato Giovanni Fiorillo a contattarli o meno, forse su suggerimento degli avvocati difensori. Il latitante racconta ai due intervistatori che nei 15 mesi trascorsi “lontano da casa” molte famiglie lo hanno aiutato senza conoscerne l’identità. Sui luoghi nei quali ha soggiornato, invece, saranno gli avvocati a essere più precisi. Milano, Bergamo, Torino, Genova, Brescia, Firenze, la Svizzera. Se non si costituisse in modo più o meno spontaneo, chissà quanto ancora durerebbe la clandestinità.

 

Il processo a Giovanni Fiorillo, Marco Angelini ed Enrico Marcioni ha inizio giovedì 11 giugno 1981. In quei giorni l’opinione pubblica italiana è sconvolta per via di un’altra tragedia. Quella di Alfredo Rampi, un bambino di 7 anni sprofondato in un pozzo artesiano a Vermicino, hinterland romano, e mai più recuperato vivo. Una storia che tiene milioni di spettatori incollati al televisore per giorni e notti e che mobilita in prima persona anche il presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Nonostante il fatto di Vermicino, il processo ai tre ultrà romanisti desta ancora notevole interesse mediatico. Enrico Marcioni è agli arresti da tempo, Marco Angelini invece è stato fermato pochi giorni prima del processo, nonostante il fatto che il 15 settembre dell’anno precedente si sia regolarmente presentato al servizio di leva. I militari realizzano chi sia solo dopo aver saputo dell’imminente processo a suo carico. Durante le udienze si chiariscono parecchie dinamiche dei fatti precedenti il 28 ottobre 1979. Per trovare il materiale pirotecnico il gruppo si è rivolto a Piccionetti, che fino a quel momento aveva negato di conoscere gli imputati. Secondo il racconto degli imputati, i ragazzi stanno cercando una sacca per mettervi dentro le bandiere. A un certo punto un ragazzino indica loro un posto dove è possibile comprare fumogeni. È per l’appunto il negozio di Romolo Piccionetti, in piazza Emporio, zona Ostiense.

Il p.m. ha le idee chiare e richiede quindici anni e sei mesi per Fiorillo e Angelini; dodici anni e due mesi per Marcioni. Secondo l’accusa, quel 28 ottobre i tre giovani hanno la chiara intenzione di colpire, ben consci degli effetti che i razzi possono provocare. Tra le richieste del pubblico ministero ci sono tre anni per concorso in omicidio colposo, più due anni per vendita non autorizzata nei confronti di Romolo Piccionetti. Si chiede inoltre un anno di reclusione per Sergio Patriarca e Francesco Simone, dipendenti dello stadio Olimpico, accusati d’abuso d’ufficio per avere permesso ai tifosi di utilizzare stanze riservate come deposito. Per Gino Camiglieri, presidente dell’Associazione Circolo Biancazzurri, viene chiesto un anno e sei mesi per avere portato razzi dentro lo stadio Olimpico il venerdì precedente il derby. Infine c’è anche la richiesta di due anni e sei mesi per Franco Bellecca, un tifoso romanista accusato di violenza privata ai danni di Maurizio Mauroni, un esponente del servizio d’ordine colpito da una sprangata per avere tentato di identificare i lanciatori dei razzi.

Il 3 luglio 1981 viene raggiunto il verdetto. Giovanni Fiorillo e Marco Angelini vengono condannati per omicidio colposo a quattro anni di reclusione, più un anno e quattro mesi per detenzione di armi. Enrico Marcioni subisce una pena pari a tre anni e cinque mesi, più un anno e tre mesi per detenzione illecita di armi. Il commerciante Romolo Piccionetti deve invece scontare un anno di reclusione per omicidio colposo più un anno e quattro mesi per detenzione illegale di armi. Altre pene: Gino Camiglieri, un anno per detenzione di armi (pena già scontata). Franco Bellecca, un anno e sei mesi per violenza privata e tre mesi per porto d’arma impropria. Sergio Patriarca e Francesco Simone, assolti. Inoltre, i condannati dovranno pagare le spese processuali e venti milioni di lire in solido alla famiglia Paparelli.

 

La sentenza del Tribunale di Roma diviene definitiva venerdì 8 maggio 1987 e condanna a sei anni e dieci mesi Giovanni Fiorillo e Marco Angelini. L’11 gennaio 1988, la prima sezione penale della Corte di Cassazione di Roma conferma la condanna a quattro anni e cinque mesi di reclusione per Enrico Marcioni, il terzo imputato. C’è voluto quasi un decennio per mettere la parola fine alla vicenda, ma orala morte di un meccanico di 33 anni all’interno di uno stadio ha tre colpevoli ufficiali. La vita continua ma non sarà la stessa e a volte cade come un velo. La signora Paparelli ha raggiunto suo marito Vincenzo il 13 giugno del 2011, all’età di 61 anni. I figli, Gabriele e Marco cercano di vivere come possono. Gabriele è talvolta ospite in trasmissioni televisive che ricordano la storia della sua famiglia. La Società Sportiva Lazio continua a manifestargli solidarietà ma non è più tempo di belle parole. Serve altro.

Dopo essere stato arrestato più volte nel corso degli anni successivi per reati di varia natura Giovanni Fiorillo è morto il 24 marzo 1993, vittima della tossicodipendenza. Marco Angelini ed Enrico Marcioni risultano ancora vivi, residenti e attivi a Roma.

 

28 ottobre 1979, Stadio Olimpico, Roma-Lazio, Vincenzo Paparelli. È stato 40 anni fa, potrebbe essere oggi.

paparelli3.jpg

 

Annunci

Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...