OSVALDO “SCHOPENHAUER” BAGNOLI: L’Osvaldo della Bovisa.

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di GIANCARLO DINI

“Schopenhauer”… lo chiamava così Gianni Brera e non ho mai capito l’accostamento tra l’Osvaldo della Bovisa e il filosofo de “Il mondo come volontà e rappresentazione”. Già la Bovisa è un bel marchio di partenza, quartiere industriale a nord di Milano ma anche quartiere di ambientazioni letterario-cinematografiche. E’ infatti  lo stesso quartiere di Ermanno Olmi, quello in cui lui ambienta peraltro alcuni suoi film e lo stesso luogo di ambientazione di storie di Giovanni Testori. Ma Osvaldo no, lui è uomo pratico (secondo una leggenda talmente pragmatico  e pratico da risultare ” comunista” e quindi indigesto al Cavalier Berlusconi in ottica assunzione al Milan), piu’ muratore che filosofo o poeta. Emblematiche sue frasi televisive; l’anno della retrocessione del Verona (con il quale aveva peraltro vinto un campionato capolavoro); allenava una squadra raccogliticcia di stranieri con strane abitudini (“Caniggia” ad esempio) e tuttavia quasi riuscì a salvarla. Dopo una serie di sconfitte ad un giornalista petulante  che gli chiedeva cosa si potesse fare rispose rassegnato e pacato “forse toccare il sedere a uno che ce l’ha fortunato”. Le frasi semplici e dirette al tempo stesso sono una caratteristica di Bagnoli; emblematica la sua “provate voi ad allenare 11 teste di cazzo miliardarie” a commento di come si stesse modificando il mondo del calcio… O ancora, dopo una burrascosa Juventus -Verona di Coppa dei Campioni giocata a porte chiuse per i fatti dell’Heysel e con decisioni arbitrali molto particolari che danneggiarono la sua squadra, ad un certo punto nel parapiglia degli spogliatoi andò in frantumi un vetro ed alla polizia che accorreva disse serafico indicando lo spogliatoio juventino: “se cercate i ladri sono di là”. Il capolavoro di Bagnoli rimane la vittoria dello scudetto a Verona con una squadra di buoni giocatori ma non di fenomeni. Interessante è la storia che porto’ Bagnoli a Verona. E  delicata e poetica al tempo stesso. Mi raccontava Paolo Sollier calciatore contestatore degli anni 70 ( che salutava col pugno chiuso i suoi tifosi) di aver avuto Bagnoli a Rimini dove dopo una partenza disastrosa riuscì comunque a salvare la squadra anche grazie ad un ‘improvvisa irruzione notturna camera per camera in cui al toc toc seguiva un “ciao ragazzi sono il vostro allenatore…voglio parlare… mi dite cosa c’è che non va ?” così sincero, onesto e imprevedibile; appunto l’Osvaldo. Da quel colloquio camera per camera, molto apprezzato dai giocatori, uscì una squadra. Ma Rimini è importante per capire un’altra cosa dell’Osvaldo e soprattutto la ragione del suo trasferimento a Verona dopo una promozione capolavoro ottenuta a Cesena. A volte  di notte per addormentarmi compito ancora a memoria come un mantra quella formazione :recchimeiceccarelliboninioddiperegoroccotellipiraccinibordonlucchigarlini. Anni fa la snocciolai così a Bonini che mi guardò sorpreso e se ne andò subito … anche un pò preoccupato.

Ma torniamo a Rimini ad un campionato che va male ad un allenatore contestato e la contestazione raggiunge toni di crudeltà infinita; racconta infatti Sollier che udi’ uno spettatore dalla tribuna urlargli “non capisci un cazzo, non vedi il gioco, sei piu’ cieco di tua figlia”.

E’ così infatti. L’Osvaldo della Bovisa ha una figlia amatissima  non vedente. L’Osvaldo della Bovisa sarebbe potuto rimanere in Romagna dopo la promozione ma c’era un problema: sua figlia doveva andare alle superiori e l’unica città che aveva istituti adeguati ai non vedenti era appunto a Verona e la Bagnoli andò, rimanendo in serie B.

Fu così che nacque, da  una scelta di cuore e amore, lo scudetto del Verona.

Ora Osvaldo perde qualche colpo mi dicono, pare che la memoria non sia più quella di una volta. Pero’ mi dicono anche che è ancora bello sentirlo raccontare le partite del Verona, a fine estate nel bagno di Cesenatico in cui va da sempre, a sua figlia, quella figlia che quello scudetto lo ha solo sentito, non visto.

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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