CHET BAKER: Una tromba e una siringa.

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Due sono le cose che mi hanno fatto davvero compagnia per tutta la vita.

Una tromba e una siringa.

Non riesco nemmeno ad immaginare come sarebbe stata la mia vita senza di loro.

Le donne, i dischi, i concerti, la fama, i soldi …

Tutto è entrato e uscito dalla mia vita senza sconvolgermi, deprimermi o esaltarmi più di tanto e per tutte queste cose i ricordi nella mia testa sono confusi, sbiaditi e vaghi.

Ma ricordo perfettamente i momenti in cui riuscivo a creare qualcosa di bello con la mia tromba.

Così come ricordo perfettamente ogni singola volta in cui mi prendeva la terribile “rota”, l’astinenza da eroina.

E quando finalmente riuscivo a trovare la mia dose il mondo riusciva di nuovo ad essere un posto tutto sommato vivibile …

Beh … se devo essere proprio sincero in un paio di occasioni la mia tromba l’ho dovuta addirittura vendere.

Sapete com’è …  i soldi ricavati dalla cessione di “lei” mi servivano per riempire “l’altra” …

Ma sono state eccezioni e tutte le volte per brevissimo tempo.

Per molti sono una specie di fenomeno.

Si, in parte per come riesco a suonare questo strumento.

Soprattutto adesso che ho denti finti e quasi 60 anni sul groppone.

Ma soprattutto perché sono ANCORA VIVO.

Mi buco da più di 30 anni.

E sono ancora qua.

Ne ho visti tanti, ma proprio tanti fra quelli con cui negli anni ho condiviso un palco suonando jazz e ho condiviso anche questa “passione”.

“Birdie”, Fats Navarro, Billie Holiday, John Coltrane, Philly Joe Jones …

Solo che il fatto che io non sia ancora in loro compagnia sembra spiazzare e confondere molti.

Li capisco.

Io però una spiegazione ce l’ho.

Le mie labbra, i muscoli del volto, la lingua …  la famosa “embouchure” … sono fatte per suonare la tromba.

Certo, quando quei bastardi di spacciatori mi ruppero i denti in California me la vidi proprio brutta !

Tutti pensavano che non sarei più stato in grado di suonare.

Ma il vecchio Chet qualche amico ce l’aveva ancora e … oplà !

Denti nuovi  e si ricomincia daccapo.

Forse addirittura meglio di prima !

Allo stesso modo il mio corpo è fatto per assumere eroina.

Tante volte avrei dovuto morire di overdose.

Mi hanno preso per i capelli tante di quelle volte !

Però sono ancora qua.

Il perché ve l’ho detto.

Il mio corpo sa come comportarsi con “lei”.

Io sono convinto che abbiano fatto un patto senza dirmi niente !

Ed io ho imparato ciecamente a fidarmi di entrambe.

Della roba e del mio corpo.

Denti miei non ne ho praticamente più e trovare una vena “libera” diventa ogni giorno più difficile.

Mi trascino con il classico passo dei tossici … ginocchia molli e testa piegata in avanti e incassata fra le spalle.

Ma riesco ancora a suonare la tromba !

Anche se sono sempre in meno quelli che si ricordano di me.

“Ma davvero il vecchio Chet è ancora vivo ???”

Ebbene si brutti figli di puttana !

… e ve l’ho detto … una tromba e una siringa le porterò sempre con me.

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Chet Baker a 60 anni non ci arriverà.

Il suo corpo senza vita verrà ritrovato su un marciapiede di Amsterdam la notte  del 13 maggio 1988.

Esattamente sotto la finestra della sua camera, al 2° piano dell’Hotel Prins Hendrik.

Aveva 59 anni … ma sembravano 20 di più.

La causa della morte verrà archiviata come “caduta accidentale”, non avendo riscontrato altre tracce o segni sul corpo del grande trombettista americano che potessero far pensare a qualcosa di diverso.

L’autopsia rivelerà la presenza di eroina nel sangue ma non in quantità tale da giustificarne la morte.

Altra eroina (e anche cocaina) verrà trovata in seguito nella stanza d’albergo di Chet.

L’eroina è stata la costante nella vita di Chet Baker.

Quando arrivò sulla scena del jazz, poco più che ventenne, affascinò letteralmente tutti.

Dolcissimo, talmente timido da sembrare indifeso, con quei lineamenti delicati … e soprattutto un talento cristallino che faceva prevedere a tutti gli addetti ai lavori un futuro radioso nel Jazz.

Qualcuno lo definì “James Dean, Sinatra e Bix nella stessa persona”.

Il Jazz, per sua natura musica di sperimentazione, creatività  e ricerca purtroppo diventerà anche sperimentazione, creatività e ricerca anche per le droghe pesanti, l’eroina in particolare, assai prima dell’avvento della “Beat Generation”.

Gente come Charlie Parker, Gerry Mulligan, Stan Gets e lo stesso Miles Davis ne facevano uso in maniera corposa e regolare.

Ci arrivò ovviamente anche Chet e per lui divenne un legame imprescindibile.

Per sempre.

Nel giro di pochissimo tempo il grado di assuefazione di Chet Baker raggiunse livelli ormai fuori controllo.

In Italia verrà addirittura beccato in flagrante (steso a terra privo di sensi nel bagno di una stazione di servizio nei pressi di Lucca, laccio emostatico al braccio e siringa poco distante).

Sedici mesi di carcere che servirono a Chet per ripulirsi completamente.

Regalò ai tanti appassionati di jazz della Toscana momenti meravigliosi.

Perfino durante la sua detenzione !

Chet amava sedersi sul davanzale della finestra della sua cella e suonare la sua adorata tromba.

La notizia si sparse con la velocità della luce e spesso sotto la finestre del carcere, sulla passeggiata delle Mura, si riunivano sempre più persone stregate dal suono della sua tromba.

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Quel breve periodo fu forse il più sereno della vita di Chet.

Così socievole, gentile e generoso quando l’eroina stava fuori dalla sua vita e così scontroso, irascibile e distante quando la sua dipendenza tornava ineluttabile e spietata.

Pochi anni dopo, rientrato in America, la situazione precipita.

L’eroina è padrona della sua vita.

E’ in California e da quelle parti non è come a New York dove trovare la roba è facile come  fare spesa al mercato del pesce.

Siamo nel 1966 e durante un alterco con degli spacciatori locali durante una trattativa Chet si beccherà una “passata” tremenda dove, oltre ad un paio di ossa rotte a rompersi saranno anche i due incisivi superiori, probabilmente già indeboliti da anni di dipendenza e determinanti per “l’embouchure”,  per suonare la sua adorata tromba.

Chet non può più suonare.

E’ costretto a trovarsi un lavoro “normale”.

Diventa l’addetto ad una pompa di benzina, dove lavora fino a 14 ore al giorno e dove pagarsi il suo “veleno” diventa impresa impossibile.

Qui la storia diventa confusa.

Qualcuno paga per ricostruirgli la bocca. Denti nuovi e sistemazione dell’arcata dentale.

La sua ex-moglie ? Miles Davis ? o molto più probabilmente un automobilista di passaggio che lo riconosce, si commuove nel vederlo in quelle condizioni e gli finanzia l’operazione.

Fatto sta che Chet torna sulle scene, sfatando il mito che vuole che nessuno possa suonare uno strumento a fiato con denti finti.

Chet torna a suonare e chissà, forse anche per lo scampato pericolo e per il terrore di dover “mollare” uno dei due grandi amori della sua vita, tornerà a farlo più ispirato e geniale di prima.

Nonostante dall’altro amore non riesca proprio a staccarsi.

L’Europa è diventata la sua casa, il posto dove lo apprezzano di più.

Il posto dove lavora e dove si rifugia per poter continuare a convivere con le sue due grandi passioni: suonare la tromba e farsi di eroina.

L’amicizia con Elvis Costello gli apre nuovi scenari e nuove possibilità.

Il fisico però, minato da decenni di eccessi, non è più lo stesso.

Siamo a metà degli anni ’80.

Si è trasferito ad Amsterdam, dove per quelli con il suo vizio è un po’ meno stressante vivere.

Il suo consumo di eroina è però smodato, folle.

Viene salvato un paio di volte in extremis (“tranquilli, il mio corpo sa come gestire la puttana”!)

Quando arriva la notizia della sua morte nessuno si stupisce più di tanto.

Anzi, la sua longevità da “tossico” ha ben pochi paragoni, anche in un mondo di eccessi come quello della musica.

Da allora i tributi al suo indiscutibile genio si sprecano.

Un bellissimo film/documentario in bianco e nero “Let’s get lost”, una biografia cruda e toccante come “Chet Baker, la lunga notte di un mito” e anche un film recentissimo con Ethan Hawke nei panni di Chet “Born to be blue”.

Testimonianze inequivocabili di quanti siano quelli che hanno amato questo vecchio, geniale e dolcissimo angelo maledetto.

 

Nel video che seguo uno dei suoi tanti capolavori … ALMOST BLUE.

https://youtu.be/z4PKzz81m5c

 

 

Tengo a precisare come sempre che la prima parte raccontata in prima persona è frutto della “fantasia” di chi scrive anche se supportata da decine e decine di documenti riguardanti Chet, la sua vita, le sue passioni e le persone che gli hanno voluto bene.

 

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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