HELNO: L’uomo delle maree.

di CRISTIAN LAFAUCI

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“Di volta in volta di bicchiere in bicchiere di bevuta in bevuta mordo ancora a denti stretti sono un morto ancora vivente”

Partiamo dalla fine, dai versi de “La chanson de Van Horst” di Jacques Brel, scelti come epitaffio sulla tomba di Helno, nel cimitero di Pantin, a Saint Denis, vicino Parigi.

Partiamo dalla fine, che nello slang francese del “verlan”, si scompone e diventa inizio.

Noel, come il giorno di Natale…infatti nasce proprio il 25 dicembre del 1963 a Montreuil, nella banlieue parigina. Partire dal punk per arrivare con Les Negresses Vertes ad abbracciare idealmente, con la musica, il mondo intero. Dal 1963 al 1988; esce “Mlah” il loro primo album, tutto bene, come suggerisce il titolo; forse….scrivendo i testi di quelle canzoni, Helno, come è logico che sia, ci mette un po di se, o forse tanto….

C’è l’allegria, la gioia, la spensieratezza, ma ci sta pure quel retrogusto amaro, vitale, quella malinconia, quel disagio verso ciò che, intorno a noi, non ci sta bene, c’intristisce. ( voila l’ete)

Ci sta quell’impotenza di fronte al mare, quella metafora di vita che fa capire che si può annegare in qualsiasi momento e quella precarietà dell’esistenza stessa. ( c’est pas la mer a boire)

Ci sta il cercare rifugio in mezzo alle maree, per potersi permettere i sentimenti più vivi ed autentici, per arrivare anche ad amare serenamente. ( l’ homme des marais).

Avere però quella poesia dentro di sé, quella sensibilità, è un’arma a doppio taglio: da un lato arrivi a percepire qualcosa impossibile ai più, dall’altro, il fatto stesso di percepirlo, è fonte di malessere, di sofferenza.

E poco conta il successo che arriva per la band, i tour in Europa, Stati uniti e Giappone, il nuovo album “Famille nombreuse” che esce nel 1991….

Non è il primo, non sarà l’ultimo; ma anche lui cerca, tramite qualche “paradiso artificiale”, di raggiungere quel rifugio sicuro al centro delle maree, come quello da lui scritto e cantato, dove il malessere resta fuori, dove la sofferenza non arriva, dove sei al riparo dal rumore che viene dall’esterno, dove sei libero, se vuoi, di amare…. Non è il primo e non sarà l’ultimo; ma anche lui, invece, finisce per naufragare in quel mare, per annegare tra quelle onde; non è come il sole, di cui parla in quella canzone, che sa nuotare… è solo un uomo, non ha le pinne, ma Gesù ha fallito, è affondato, e ora è il frutto della marea….

Quella marea avviene la notte tra il 21 e il 22 gennaio del 1993, dopo aver registrato la puntata di un programma tv, nella casa materna, nel 19 arrondisment, a Parigi.

Gli uomini comuni usano termini come “overdose”, oppure “eroina”; in realtà è stata soltanto quell’onda insormontabile che, presto o tardi, giunge in quella tempesta chiamata vita.

Il viaggio è finito, forse… o, più semplicemente, ne è soltanto iniziato un altro.

Buon viaggio,uomo delle maree.

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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