FRANK VANDENBROUCKE: Una storia d’amore, di talento e di autodistruzione.

di Remo Gandolfi

frank riflessivo

“E’ il momento più bello della mia carriera.

Anzi, mi correggo.

E’ il momento più bello della mia vita.

Non solo perché ho appena terminato la Vuelta dove sono andato forte come mai prima in vita mia … ma perché qui in Spagna ho trovato l’Amore.

Sarah, la donna più bella che avessi mai visto.

Lavorava per la Saeco, la squadra italiana, come “ragazza immagine”.

Spesso alla partenza della tappa la vedevo a fare i caffè per promuovere lo sponsor del team. E’ talmente bella che volta c’era una lunga fila per farsi consegnare da lei la tazzina insieme a qualche parola e un saluto.

Ho convinto il mio amico e compagno di squadra Massimiliano Lelli a presentarmela.

Lui prima di venire con noi alla Cofidis ha corso due anni con la Saeco e almeno di vista conosceva quella meravigliosa creatura.

Ho bevuto più caffè in quei giorni che in tutto il resto della mia vita !

Devo però rimanere concentrato … anche se ogni volta che vedo Sarah diventa sempre più difficile !

Fra una settimana si correrà il campionato del Mondo di ciclismo su strada.

Il Mondiale è il mio grande obiettivo.

Arrivo a questo appuntamento in uno stato di grazia assoluto.

Fisico e mentale.

Alla Vuelta avrei dovuto correre 10 tappe, trovare “la gamba” e poi ritirarmi.

Questo almeno era il programma stabilito con Bernard Sainz, il mio preparatore, medico e guru.

Non ho potuto non disubbidirgli.

Non con la strepitosa forma fisica che avevo in quei giorni.

Non dopo aver conosciuto Sarah e averle promesso, alla partenza di una tappa, che poche ore dopo le avrei portato i fiori destinati al vincitore.

Pensare che la tappa in questione era una tappa di montagna, non esattamente l’ideale per le mie caratteristiche di ciclista !

Ma l’amore, si sa, raddoppia le forze.

Ho messo la squadra alla frusta.

Massimiliano poi è stato eccezionale.

Ha tenuto un ritmo altissimo, dissuadendo chiunque dal tentare un attacco.

Poi sono partito io.

Mancavano ancora 70 km al traguardo.

Una pazzia secondo molti … secondo praticamente tutti.

Ma se non si fanno pazzie quando si è innamorati quando allora ??!!

E’ così dopo quasi due ore di fuga sono arrivato da solo al traguardo.

Mi sono presentato con i fiori da Sarah.

“Sei un uomo di parola” mi ha sussurrato Sarah dandomi un piccolo bacio sulla guancia.

Ora sono qui, in Toscana, ospite del mio amico Massimiliano per preparare il campionato del mondo.

E Sarah è qui con me.

Massimiliano mi sta chiamando dal cortile.

Mi aspetta per andare ad allenarsi.

Ma io preferisco restarmene a casa con Sarah.

Non ho bisogno di allenarmi ancora.

Sono già al massimo … nelle gambe, nella testa e nel cuore.

Ci vediamo domenica a Verona, per il Campionato del Mondo di ciclismo su strada.

Ah, dimenticavo … ho promesso i fiori a Sarah …

frank e sarah)

Questa volta Frank Vandenbroucke non sarà in grado di mantenere la promessa fatta alla sua Sarah.

Alla partenza è uno dei favoritissimi, anzi forse è proprio il favorito numero 1.

Il percorso è perfetto per le caratteristiche del giovane campione belga.

Selettivo ma non durissimo.

Ci sarà una importante scrematura e i velocisti puri verranno inesorabilmente staccati.

Rimarranno solo i ciclisti più completi e tra questi ci sarà anche Frank, uno dei più veloci fra i “grandi”.

Queste almeno sono le previsioni della vigilia.

La corsa, come spesso accade, prende una piega assai diversa.

A 4 giri dalla fine, in un momento di gara relativamente tranquillo, Vandenbroucke finisce per terra. Un banale striscione biancorosso, di quelli che servono a delimitare lo spazio per gli spettatori, gli finisce tra la ruote.

Sembra una caduta banale, di quelle da cui ti rialzi subito, magari con qualche abrasione me niente di più.

Invece il polso destro di “VDB”, così veniva chiamato da molti Frank, ha un brutto impatto con l’asfalto.

Vandenbroucke risale in sella, ma il dolore è evidente.

Riesce, con l’aiuto dei compagni, a rientrare in gruppo.

Tenere stretto il manubrio e frenare diventano un’agonia.

Il polso inizia a gonfiarsi.

Frank è costretto perfino a staccare con i denti il braccialetto che le aveva regalato Sarah qualche giorno prima.

Intanto la gara entra nel vivo.

I piani di Frank erano di attaccare al penultimo giro, staccare tutti e arrivare solo al traguardo.

Il dolore non cambia questi piani.

E’ proprio lui, al penultimo giro fra lo stupore generale, a tentare un attacco sulla salita di Torricella, la più dura e selettiva del percorso.

La sua “strappata” crea immediatamente il vuoto.

Le gambe girano a mille ma è evidente a tutti che Frank non riesce a fare forza sul manubrio e ad esprimere tutta la sua impressionante potenza di quei giorni.

All’inizio della discesa il gruppo dei migliori rientra su “VDB”,

L’ulteriore selezione fa si che rimarranno solo in 9 a giocarsi il titolo.

Sarà lo spagnolo Freire, che forse proprio per timore dello spunto veloce di Frank, deciderà di anticipare la volata scattando a quasi 400 metri dall’arrivo.

Gli altri lo guarderanno partire, senza accennare ad una reazione.

Frank Vandenbrouck arriverà solo 7° che, con un polso fratturato come verrà confermato in seguito, è comunque un’incredibile risultato.

Per Frank è il ritorno sulla terra dopo una parentesi, magica e irripetibile.

Cosa fare ora ? In Belgio c’è un figlio che lo aspetta, una compagna, Clothilde, dalla quale si sta separando e c’è Sarah che è appena entrata nella sua vita.

Frank non riesce a ritrovare un equilibrio e i suoi demoni, sempre pronti ad azzannarlo nei momenti difficili, ritornano più aggressivi e spietati che mai.

Nell’ottobre dell’anno successivo sposerà Sarah e l’anno successivo arriverà la piccola Margaux.

Ma i guai giudiziari che coinvolgono il suo team, la Cofidis, la sua relazione con il “santone” Sainz (più volte implicato in vicende di doping e condannato ancora nel novembre del 2017 per traffico di sostanze dopanti) lo portano al centro dell’attenzione mediatica e sempre più nelle retrovie del gruppo.

Nel 2000 e nel 2001 praticamente non ottiene risultati.

Girano voci sempre peggiori sul suo conto.

Si parla di dipendenze da sostanze che non sono più solo gli stimolanti prestazionali.

Nel 2002 viene finalmente sospeso dopo che nella sua abitazione verranno ritrovati EPO, Clenbuterolo e, purtroppo, anche dosi di morfina.

La sospensione è di 6 mesi al termine dei quali Frank, ancora una volta, si dice pronto a rientrare in gruppo, giurando di avere chiuso con il passato.

C’è nientemeno che lo squadrone della Quick Step a dargli una nuova possibilità.

Frank si allena duramente in inverno, pare rinato.

Arriva un eccellente secondo posto al Giro della Fiandre, la classica belga più importante del calendario.

Tutto effimero e vano.

Frank è ormai in un circolo vizioso di dipendenza, depressione e disagio.

Tocca il fondo due volte nel giro di pochi mesi nel 2006.

La prima volta professionalmente, iscrivendosi ad una gara cicloturistica in Italia sotto falso nome (Francesco Del Ponte) e con la foto sul tesserino di Tom Boonen, nuovo idolo della tifoseria belga dopo la caduta in disgrazia di Frank.

La seconda è assai peggiore; il 6 giugno di quell’anno tenta il suicidio.

Ormai è in caduta libera.

La relazione con Sarah è al capolinea, dopo 7 anni di alti e bassi, iniziati con un amore che aveva trasformato la vita di Frank.

Vandenbroucke non riesce ad accettare l’addio di Sarah, che probabilmente non ne poteva proprio più di quell’ottovolante impazzito che era diventata la vita di Frank.

Nel 2008 la gendarmeria belga lo troverà in un elenco di consumatori abituali di cocaina durante le indagini per un traffico di sostanze stupefacenti nel paese.

La morte arriverà, con cause mai completamente chiarite, in un piccolo albergo di Saly Portudal, in Senegal, il 12 ottobre del 2009.

Morto in solitudine, come il “Chava” Jimenez e come il nostro compianto Marco Pantani.

Tre autentici fenomeni del ciclismo, ma che scesi dalla bicicletta non hanno potuto e saputo affrontare la vita.

 

 

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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