MASSIMO MORGIA: Nel nome di un amico.

di REMO GANDOLFI

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E’ il 9 giugno del 1977.

Massimo Nobile e Claudio Cavalieri stanno viaggiando a bordo della BMW 3000 di Cavalieri.

Destinazione Cassino per far visita ad un amico.

Sono entrambi calciatori dell’Avellino che a due giornate dalla fine è invischiato nella lotta per non retrocedere in quel campionato di Serie B.

Sono nei pressi di San Nicola la Strada e sono quasi le 9 di sera quando Claudio Cavalieri perde il controllo del suo potente mezzo che sbanda e va a finire la sua corsa contro un pilastro in cemento a bordo strada.

I due ragazzi muoiono sul colpo.

Hanno entrambi 23 anni.

Massimo Nobile  era il miglior amico di Massimo Morgia.

Massimo Morgia fa l’allenatore di calcio.

E’ uno di quelli con la valigia perennemente pronta.

Non solo perché il cambiamento è parte integrante della sua professione ma anche e soprattutto perché Massimo Morgia non accetta compromessi.

Se le promesse non vengono mantenute ci mette un nano secondo a strappare un contratto, salutare e ripartire altrove con la sua vita e la sua carriera.

Massimo Morgia e Massimo “Massimino” Nobile sono cresciuti insieme, nel quartiere San Paolo di Roma.

Sono amici fin dall’infanzia.

Ci sono tre anni di differenza tra loro.

Massimo Morgia è come un fratello maggiore e Massimino Nobile si fida ciecamente di lui.

Morgia prima lo porta con se alla OMI Roma dove i due condivideranno campo e spogliatoio con un ragazzino taciturno, timidissimo ma di grande talento: si chiama Agostino Di Bartolomei.

Massimo Morgia fa il difensore.

E’ alto, forte fisicamente, tenace e volitivo. E’ eccellente nell’anticipo e nel colpo di tesa.

Ma è uno di quei difensori che hanno cervello, che sanno “leggere” la partita e i movimenti degli attaccanti.

E i piedi sono migliori del classico stopper del periodo.

Massimino invece è il classico centrocampista completo.

Corsa, grinta ma anche piedi “educati”.

Morgia nel 1973 va al Rovereto, in serie D.

Serve un centrocampista di corsa e temperamento ma che abbia anche qualità.

“Conosci Massimo Nobile ?” gli chiede un dirigente.

“Certo” risponde Morgia. “Se potete acquistatelo oggi stesso.”

Nobile arriva a Rovereto a novembre.

I due giocano una eccellente stagione e per entrambi arriva la chiamata dell’ambiziosa Nocerina, squadra che gioca in Serie C.

E’ la stagione 1974-1975.

Al sud il calcio è calore, passione, è tifo spesso “cieco”.

Nel bene e nel male.

La squadra non ottiene i risultati attesi.

C’è in pericolo la categoria.

C’è tanta rabbia e i tifosi contestano la squadra.

Quando tirano quelle arie meglio non farsi vedere troppo in giro.

I due passano mesi interi praticamente in clausura, segregati in un convitto fuori città.

Poi Massimo Morgia si rompe le scatole di questa situazione e fa quello che non hanno il coraggio di fare i “vecchi” dello spogliatoio.

Va a parlare con i tifosi.

“Molto probabilmente come calciatori siamo delle mezze seghe ma vi garantisco che in campo ci mettiamo l’anima in ogni partita” dice loro Morgia in tono deciso.

Aggiungendo “e adesso se volete menatemi pure”.

Nessuno si azzarderà a toccarlo. Anzi. La stima per quel difensore roccioso, tenace e passionale da quel giorno aumenterà ulteriormente.

A fine stagione arriverà la salvezza mentre quella successiva sarà addirittura eccellente, con un 7° posto finale di tutto rispetto.

Al termine di quella stagione le loro strade si divideranno.

Massimo Morgia andrà alla Lucchese, sempre in C, dove incontrerà l’amore della vita, Annalisa e dalla quale avrà una figlia che chiamerà Valentina, nome voluto fortemente da Massimo perché così si chiamava la figlia del suo mentore Giovanni Meragalli.

Per “Massimino” Nobile c’è l’Avellino che milita nel campionato di serie B.

Per Morgia è una stagione maledetta. Ha grossi guai alla caviglia.

La sera prima dell’incidente Nobile cerca il suo amico al telefono per sentire come sta e per fare le chiacchiere rituali che due grandi amici hanno bisogno di fare, specie ora che le loro carriere hanno preso strade diverse.

Nobile non riesce a rintracciare Morgia.

L’ultimo tentativo è chiamare a casa della madre di Massimo.

Non è neppure lì ma con la madre di Morgia si conoscono da una vita e passano più di un’ora al telefono.

Quando Massimo arriverà sul luogo dell’incidente troverà diversi gettoni telefonici sparsi per terra … sono quelli rimasti dopo la telefonata fiume con la madre della sera prima.

 

Siamo nell’estate del 2017.

Massimo Morgia ha chiuso da pochi mesi la sua avventura all’Aquila.

Arriva una telefonata. E’ Nicola Padovano, il Presidente della Nocerina.

Offre a Massimo Morgia la panchina dei rossoneri campani.

La Nocerina è in Serie D.

Ci sono ambizioni ma ci sono anche altre Società con risorse economiche importanti.

Dalla sua la Nocerina ha un pubblico fedele e caloroso.

“I Molossi” hanno pochi rivali quando si tratta di spingere la propria squadra.

A Massimo Morgia tornano in mente le due stagioni passate a Nocera da calciatore.

Anni intensi, non sempre facili ma felici … insieme al suo grande e sfortunato amico Massimo Nobile.

Morgia accetta. Sarà lui il nuovo allenatore dei rossoneri.

“Lo devo al mio amico Massimino” saranno le sue prime parole dopo la firma.

Passa una settimana.

Arriva un’altra telefonata.

E’ una di quelle che ti cambiano la vita.

L’Albania offre a Massimo Morgia il ruolo di Direttore Tecnico di tutte le Nazionali del paese.

Contratto di 5 anni. Ottimamente remunerato.

E’ il coronamento di una carriera, un sogno che diventa realtà.

Dopo più di 25 anni su panchine di serie C e serie D su e giù per l’Italia sempre con lo stesso entusiasmo, lo stesso indomito spirito, lo stesso coraggio e la stessa coerenza dimostrando ovunque è andato che può esistere un altro concetto di calcio, più onesto e pulito.

E dove il denaro non è l’unico parametro  che conta.

Non lo sarà neppure stavolta per Massimo Morgia.

Ha firmato un contratto e soprattutto ha dato la sua parola d’onore alla Nocerina.

E questo è tutto quello che conta.

Siamo ai giorni nostri.

Massimo Morgia crea un gruppo eccezionale, coeso e affiatato.

Talmente forte e compatto che le vicissitudini societarie quasi non li sfiorano.

Dritti e avanti per la loro strada, fatta di vittorie e di pezzi di cuore lasciati in campo in ogni partita.

E poi ci sono loro, i “molossi”. Come numero non sono più quelli degli anni d’oro, ma come passione, calore, partecipazione e incitamento sembrano cinque volte tanti.

Tutti insieme stanno facendo un miracolo.

Uno dei tanti della carriera di questo baffuto capellone (si, Morgia ha ancora la stessa chioma di quando giocava, figlia di quel ’68 che porta ancora nel cuore).

La Nocerina sta lottando gomito a gomito per la promozione diretta contro Vibonese e Troina e con un posto nei play-offs già in cascina.

Come andrà a finire ovviamente nessuno lo sa.

Di certo c’è che a Nocera sarà esattamente come è stato a Palermo, a  Siena, a Pistoia o a Marsala.

L’impronta lasciata da Massimo Morgia non sarà così facilmente cancellata dal tempo.

A Nocera lo sanno benissimo e qualche giorno, in occasione del compleanno di Massimo, i “Molossi” glielo hanno dimostrato.

C’era uno striscione enorme a lui dedicato.

“Maestro di esempi e di valori di altri tempi. Auguri Mister”.

Ecco, in questo striscione c’è tutto Massimo Morgia.

C’è l’uomo che strappa un contratto perché, come ad Aquila, hanno mancato di rispetto ad un amico, c’è l’uomo che a Pistoia crea un settore giovanile quasi dal nulla e premia i ragazzi facendoli allenare ed apprendere dai calciatori della prima squadra.

E soprattutto c’è l’uomo che quando allenava la Juve Stabia vede due dei suoi ragazzi, Brunner e Radi, essere inseguiti, minacciati e picchiati dai propri tifosi e non può fare a meno di denunciare la cosa in mezzo ad un mare di omertà.

E quell’omertà, quell’apatia, quel disinteresse vergognoso lo svuotano dentro.

A tal punto che decide di mollare tutto.

“Perché questo” parole di Massimo Morgia “non ha niente a che vedere con il calcio che amo e che cerco di insegnare ai miei ragazzi”.

Massimo Morgia ha mille interessi. Legge Hermann Hesse e Oriana Fallaci, ama la storia contemporanea, sa tutto delle Rivoluzioni (riuscite e tentate) in America Latina e ama molti dei suoi protagonisti.

Mette tempo libero e denaro nell’aiutare bambini disabili e con la sindrome di Down, la stessa di cui soffre il suo adorato Paolino, il fratello della moglie.

Massimo starà lontano tre anni da quel mondo che da sempre è il suo mondo fino a quando l’amico Walter Novellino lo vorrà a tutti i costi con se a Livorno, a fargli da braccio destro.

Così la favola di Massimo Morgia può ricominciare, passando anche dalla Nocerina nel ricordo del suo grande amico Massimo Nobile.

E meno male che questa favola è ricominciata !

Perché di persone come Massimo Morgia, nel calcio come nella vita, non ce ne saranno mai abbastanza.

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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