Sandro Mazzola: Nel nome del padre.

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di CRISTIAN LAFAUCI

Mio padre ? certo che me lo ricordo ! E ne ho un ricordo così vivo proprio perché di tempo insieme ne abbiamo potuto trascorrere poco ; troppo poco . Me lo ricordo quando si allenava al Filadelfia , mi portava con lui e mi faceva tirare i rigori , Bacigalupo era d’accordo e si tuffava dall’altra parte per farmi segnare , io un po’ me ne accorgevo ma era una gioia simile a quella di segnare in una finale . Era un leader e bastava vedere come lo.ascoltavano tutti gli altri della squadra , quel rispetto totale che sa di fiducia che solo pochi uomini riescono ad ottenere con naturalezza .

E me lo ricordo quando scendeva in campo la domenica e mi teneva per mano , bastava quello per capire quel senso di invincibilita’ che aveva quella squadra . Capitava spesso che loro fossero in viaggio per una trasferta o un torneo , ma quella volta era davvero passato troppo tempo ; io ogni tanto chiedevo e mi rispondevano sempre la stessa cosa , che era in viaggio… Io non avevo neanche sette anni ma certe cose le riesci a intuire a ogni età , e avevo come il sospetto che fosse accaduto qualcosa di brutto . Finché un giorno mi ero nascosto sotto il tavolo e sentendo mia madre parlare con un’amica , ebbi la conferma al fatto che mio padre non lo avrei più rivisto per il resto della mia vita .

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Il dolore è inevitabile ma , anche se può apparire cinico , il mondo e la vita vanno avanti , non può essere altrimenti , era così per chiunque , lo sarebbe stato anche per me . E anche se da adolescente avevo iniziato a praticare il basket , alla fine l’incontro con il calcio era inevitabile , in fondo mi è sempre piaciuto , e a quanto dicevano gli altri , mi riusciva piuttosto bene . Lo diceva anche Lorenzi , l’attaccante dell’Inter , lo avranno pure chiamato ” Veleno ” ma con me e mio fratello è sempre stato una persona splendida , ha fatto davvero tanto per noi e ci voleva sinceramente bene .

E vennero i giorni delle giovanili proprio nell’Inter con Meazza come allenatore , e le notti dove sognavo di giocare a pallone con mio padre , come ai tempi del Filadelfia . Finché quel 10 giugno del ’61 feci il mio esordio in prima squadra contro la Juventus ; il presidente Moratti per protesta contro la ripetizione della partita decise di schierare la squadra primavera , ci sommersero di reti , ma l’unico goal nostro lo segnai proprio io su rigore . Ma oltre a quello , mi resto’ impresso quello che mi disse Boniperti prima della gara : ” lo sai che di nascosto andavo a vedere le partite di tuo padre ? era il più grande ! ”

Tempo neanche due anni e venne il giorno della rivincita , era il 28 aprile del ‘ 63 , sempre a Torino contro la Juve . Se avessimo vinto , lo scudetto era nostro , e alla mezz’ora ricevetti palla da Corso in area , la piazzai di destro all’incrocio , e anche se nel secondo tempo ci fu da soffrire parecchio , alla fine portammo a casa vittoria e campionato . Un anno dopo eravamo addirittura a Vienna a giocarci una finale di coppa campioni contro il Real Madrid , non ho mai visto tanti campioni di quel livello tutti insieme ! Puskas , Gento e ovviamente Di Stefano , lui era semplicemente magnifico ! e in tanti dicevano che come giocatore assomigliasse a mio padre….

Io nel tunnel che portava in campo ero quasi rimasto ipnotizzato a guardarlo , mi riportò sulla terra Suarez , che mi disse : ” resti a guardare Di Stefano o vieni a giocare la finale con noi ? ” Eccome se la giocai quella finale , con tutto quello che avevo in corpo….. e riuscii anche a segnare con un tiro di destro da fuori area a fine primo tempo . Quel Real era fortissimo , bastava concedergli il minimo spazio ed erano dolori , così quando Milani raddoppio’ pensammo tutti che ormai era fatta….invece al primo errore riaprirono la partita . Mancava un quarto d’ora alla fine e andai a pressare Santamaria che stava prendendo palla quasi al limite della loro area ; appena gli rubai la sfera , entrai in area e di esterno destro la misi nell’angolo : 3 – 1 e stavolta non ci raggiungono più….

Non so cosa mi prese appena segnato quel goal , so solo che iniziai a correre e ad esultare come da bambino al Filadelfia con mio padre e Bacigalupo . Eravamo campioni d’Europa e a fine gara stavo andando verso Di Stefano per chiedergli se avesse voluto scambiare la sua maglia con la mia ; mi venne incontro Puskas dicendomi : ” Ho giocato contro tuo padre e oggi sei stato degno di lui ; questa è per te ! ” e mi ritrovai tra le mani quella maglia bianca con il numero dieci. Non so se fosse davvero così , ma non sono mai stato tanto felice in vita mia .

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Autore: remogandolfi

Amo gli ultimi. Quelli spesso perdenti, autodistruttivi, sfigati fino all'inverosimile. Qui proverò a raccontare qualche piccola storia dei tanti che ho amato, nello sport, nella musica e nel cinema. Accompagnato da tanti amici con le mie stesse passioni.

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